Va via un Natale triste, si spera in un anno migliore

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ACIREALE – E’ passato il Natale all’insegna del caos veicolare, quello del trenino turistico incolonnato insieme ai mezzi della spazzatura; tutti al centro in una fila interminabile di automobilisti fondamentalisti.

Un Natale all’insegna della depressione urbana con un misero presepe al centro di piazza Duomo, una musica triste che echeggia nella piazza semivuota, i mercatini al Duomo quasi tutti chiusi, poca gente in giro se non per stare in fila dentro l’auto nella speranza di raggiungere la destinazione.

A piazza Indirizzo, dopo una mano di smalto alle casette piene di muffa, abbiamo solo potuto vedere lo sconforto di chi aveva affittato uno stand nella speranza di sbarcare il lunario, abbiamo visto la villa Belvedere che continua ad essere luogo di degrado e di vergogna collettiva.

Il silenzio è stato il padrone di queste festività natalizie, fino alle 3.19 del 26 dicembre 2018, poi la scossa di terremoto che ha messo nella disperazione un migliaio di famiglie, alcune chiese fortemente danneggiate, la paura, la corsa di tanti acesi, nel cuore della notte, verso largo Francesco Vecchio. Poi è di colpo finito il Natale adesso bisogna iniziare un percorso di speranza e di rapida soluzione per gli sfollati.

Come capita spesso durante i momenti di emergenza si vede il cuore di una comunità, ed ecco che già sin dalla notte del terremoto l’assessore Fraschilla e il sindaco Alì erano in strada per capire come organizzarsi. Poche ore dopo era stato attivato il COC e subito dopo il COM. Poi è stato un susseguirsi di “passerelle” politiche nelle zone colpite del sisma. Due scuole danneggiate, un’altra semiinagibile e si prevedono doppi turni per i piccoli alunni del Vigo – Fuccio la Spina. Altre difficoltà per una comunità già duramtente provata.

L’unica nota natalizia di questo 2018 è stata la neve. E’ scesa la neve, grossi fiocchi hanno imbiancato la città, al Duomo sembrava di essere in una cittadina del nord Europa. Qualche bambino si è sorpreso, gli adulti hanno ammirato “l’evento”, poi tutti a letto “che le feste sono finite”.

(mAd)