Villa Belvedere, il problema è una comunità disgregata

Villa Belvedere, il problema è una comunità disgregata

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ACIREALE – Siamo stati per la seconda volta in tre anni ancora presenti per una manifestazione di protesta ma anche un incontro con interventi partecipati e zeppi di passione. Ci siamo organizzati con semplicità e senza costi per nessuno per far crescere quel tanto di sensibilità ad un popolo di beoni, rizzettari convinti e clienti delusi e non ci siamo riusciti.

In piazza Indirizzo eravamo quelli che ancora hanno un briciolo di capacità critica, quel tanto di onestà intellettuale, quelli che comprendono il significato degli spazi verdi, di luoghi pubblici puliti, decorosi e in armonia con la natura. Eravamo lì mentre altri, alcuni noti, guardavano l’anticipo della serie A con la partita della Juventus ad alto volume, mentre i ragazzini e le ragazzine andavano a nascondersi dentro la villa Belvedere anche nei tratti che sono stati transennati. Stessa cosa per tanti bambini che vanno regolarmente a giocare in quello schifo di parco giochi anch’esso interdetto e per nulla controllato. L’assessore crede che bastano due transenne per limitare le sue responsabilità qualora un bambino si facesse male, ma non è così.

Eravamo quelli dell’altra volta più di cento meno di duecento ed eravamo fieri ed orgogliosi di metterci la faccia, di mettere il cuore oltre la rizzetta, di tentare ancora una volta di costruire sensibilità e senso di appartenenza. Insieme a noi alcuni conisglieri comunale: Riccardo Castro, Valentina Pulvirenti, Salvo Seminara, Bruno Piro ed un membro della commissione di verifica dei lavori Michele Barbagallo e  quegli acesi che hanno qualcosa da dire e che comprendono il significato di città.

Altri non c’erano ed è meglio così. Non vogliamo nessuno di quei soldatini comandati dai generali rinchiusi e pallidi nelle loro segreterie con luce al neon, non vogliamo quelli che fanno la fila per mendicare qualcosa al potente di turno, non vogliamo i delusi della “rizzetta” e non vogliamo gli amministratori di ieri e di oggi. Quelli di ieri perchè consci del “regalo” che hanno lasciato in eredità alla città e quelli di oggi perchè perfettamente inutili e assolutamente incapaci a dare risposte.

C’è chi ha riso di noi! Si comprendiamo la loro ironia ma siamo certi che ognuno di noi, dopo la manifestazione, è potuto tornare a casa con il cuore contento e sempre a testa alta, altri si sono limitati a transitare in auto, mettere il culo nella sedia di un bar e sputare veleno inconsapevoli che il tempo della batosta sta per arrivare. 

Ho rispetto per chi con sobrietà a deciso di non venire ma ha compreso il significato profondo del nostro incontro e del dibattito pubblico che si è sviluppato, poco rispetto, anzi niente, per quelli che nel primo sit-in erano presenti e che, oggi colpevoli e incapaci, hanno preferito sorridere ed ironizzare sui presenti. Non ho rispetto di questi ultimi perchè alla fine della corsa c’è chi può guardarsi allo specchio e sorridere e chi, invece, si guarda indietro e può solo raccontare i suoi fallimenti.

Ieri eravamo circondati da tanta gente perbene e tanta gente con cuore e con passione ancora viva e pulsante, mentre altri combattono ogni giorno a placare gli animi dei “clienti riottosi”.

Nella vita conta la qualità perchè di squallore e di potere si muore.

(mAd)