VIVERE NELLA TERRA DEL MITO E’ UNA RESPONSABILITA’!

Percorriamo strade tracciate da genti venute da lontano di cui non ricordiamo quasi nulla, ci riposiamo all’ombra di rocce strapiombanti forgiate dallo scorrere inesorabile del tempo, nello stesso luogo in cui per centinaia di anni altri uomini sostarono contemplando gli stessi orizzonti, le stesse albe, gli stessi tramonti;
in un continuo divenire che ha lasciato tracce indelebili non solo nelle forme dell’arte e di quell’insieme di abitudini che noi genericamente chiamiamo cultura, ma soprattutto nel profondo dell’animo di ognuno di noi.
Talvolta basta solo il contatto con quelle pietre ruvide, per avvertire un brivido che scorre dentro di noi e ci riporta, anche solo per un istante, a rivivere le storie che quei luoghi custodiscono e proteggono come perle dentro una conchiglia.
Storie di uomini che traversando il mare aperto si riversavano sulle nostre coste con la stessa forza delle onde di burrasca ed, insieme al sale, lasciavano su quelle pietre le parole con cui noi abbiamo costruito la nostra civiltà e di cui siamo portatori inconsapevoli e talvolta illegittimi.
Lo stesso mare verso cui ogni giorno rivolgiamo lo sguardo anche solo per averne conforto ed in cui abbiamo imparato a nuotare da piccoli sotto lo sguardo vigile delle nostre madri, in cui abbiamo trascorso le nostre adolescenze ad ogni fuga da scuola correndo giù per strade ripide e tortuose solo per il piacere di trascorrere qualche ora al sole ad ascoltare i nostri amici, a ridere… a scherzare ad innamorarci.
Le stesse strade e le stesse pietre in cui Aci e Galatea, anch’essi innamorati di quei luoghi, passarono ore liete a raccontarsi il loro tempo, le loro storie di ragazzi, storie di amori appena nati, d’incomprensioni e d’inquietudine, le stesse storie che da migliaia di giorni i ragazzi amano raccontarsi vicino al mare, forse per trovare nell’energia di questo mare il coraggio di dirsi parole che in altri luoghi sarebbero inopportune e che solo lì, con il mare accanto, possono diventare frasi compiute.

…“La voce era tanta quanta da un inferocito ciclope è giusto aspettarsi: a quell’urlo è rabbrividito anche 
l’Etna.
Spaventatissima, io mi tuffo nel mare vicino;
l’eroico nipote del fiume Simeto intanto scappava gridando “ aiutami, aiuto, Galatea; aiuto, papà e mamma! Visto che debbo morire, prendetemi in casa!
Lo tallona il ciclope e, staccato un bel pezzo della montagna, glielo tira dietro, e quantunque giusto una scheggia di pietra raggiunga il povero Aci, basta per seppellirlo.”…


Quando Ovidio nelle Metamorfosi scrisse queste frasi raccontando anche lui storie mai vissute ed arrivate da lontano, probabilmente non poteva sapere che molti secoli dopo, in un mare sempre vivo, avremmo rivissuto le stesse scene di dolore di quei ragazzi innamorati.