“ZTL” di Antonino Leotta

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Ho visto un bambino spingere indisturbato il suo passeggino al centro del Corso Umberto. Guardava dritto avanti e procedeva a ritmo sostenuto. Consapevole che nessuno osava fermarlo.
Non è una scena artefatta, un montaggio pilotato. Né un prologo di una vuota retorica. E’ sano realismo. E’ anteprima di una presa di possesso di un luogo di appartenenza. Di una proprietà indivisa e indivisibile. Ma dovuta. Dovuta ai figli da genitori che hanno abbandonato al caos un centro carico di storia. Che non si sono accorti come il salotto della loro casa fosse stato invaso da un’orda di barbari.

Gente che, da dove passa non lascia più circolare l’aria, non lascia più crescere la bontà della convivenza.
Mi pare che di questo ne abbia preso coscienza, assumendo la responsabilità di una consegna, il padre di quel bambino. Che lo ha accompagnato in auto all’incrocio di Via Paolo Vasta e lo ha lasciato in compagnia della madre a godere di un diritto di proprietà inconfutabile. Si è chiesto, infatti, quel padre: perché le auto possono circolare in tutte le ore del giorno e della notte su ogni strada della città? Vomitando veleni di smog e occupando, con la prepotenza della loro stazza, spazi che appartengono alla persona umana? Da molto prima dell’invenzione di uno strumento motorizzato. Perché, per tanto tempo, abbiamo consentito una esclusiva appropriazione a un mezzo meccanico? Negandola a un bambino che vuole spingere il suo passeggino?

Ora, una flotta di bambini potrà consumare pizzette e gelati passeggiando al centro di una via. Ora, intere famiglie potranno ammirare le vetrine, affinando il gusto nella scelta di regali. Ora si creerà un’aria di festa colma di luci e di colori. Di originali offerte di vario genere ideate dal sorriso coinvolgente dei commercianti. Le serate d’estate saranno allietate dalle piacevoli musiche dei piano-bar confuse con la spensieratezza della gente di una città che vuole ritrovarsi protagonista. Ora anche i nonni torneranno sul corso o tra quelle vie del centro così care nel loro passato. Si muoveranno sereni. Per alcuni di loro riaffiorerà il ricordo di un incontro particolare. Unico. Per la vita. Perché un tempo si facevano proprio qui i primi abbracci di due sguardi compiacenti.

Sarà una riconquista sedersi sui gradini del Palazzo di Città o su quelli antistanti la Basilica dei Santi Pietro e Paolo. Per compiacersi dell’abbraccio di una piazza che ti circonda col calore di palazzi e Chiese amiche. Mentre bambini si rincorrono gioiosi saltellando sulla “battume”.

I tanto attesi ospiti che sostano negli accoglienti alberghi o nelle varie case-famiglia arredate con gusto “siciliano”, la sera proveranno a godere la sorpresa di attraversare stradine del centro. Con angoli che accolgono persone che consumano ai tavoli una cena con prodotti locali. E passeggiare, poi, lentamente, lungo il corso per raggiungere un meraviglioso belvedere con la luna sul mare. E ammirare le coste della Calabria, Taormina o il golfo di Augusta.

Crescerà quel bambino. E tornerà spesso a calpestare quel suolo di sua proprietà. Vi lascerà impresse le sue orme. Invisibili ma incancellabili. Scoprirà angoli e spazi amici. Si affezionerà a quei luoghi che diventeranno indimenticabili. Perché lo hanno abbracciato da bambino e lo hanno accompagnato con affetto nella sua crescita. E, anche se un giorno dovrà lasciarli e stabilirsi in luoghi lontani, li porterà sempre nel cuore. E quella sarà sempre la “sua” città. Dove un giorno gli è stato consentito di spingere il suo passeggino. Indisturbato. Al centro della via principale”.

(Antonino Leotta)