25 novembre 2020, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Millenni di sottomissione, secoli di maschilismo, anni di sessimo, ci hanno restituito un mondo pericoloso.
Lo scenario che si apre attorno a noi è un concentrato di violenza inaudita all’ordine del giorno nel quale le vittime di stupri, di omicidi, vengono additate come colpevoli, insultate, derise e sminuite.

La violenza sulle donne non riguarda solo i casi estremi e gravi come gli omicidi di mogli e fidanzate, gli stupri e le violenze sessuali o le persecuzioni.

È un atteggiamento che ritroviamo ovunque, ogni volta che una donna viene giudicata in base alla taglia del suo seno, che viene considerata meno capace di un uomo, o che si pensa sia arrivata a ottenere un lavoro di successo perché “si è concessa a qualcuno”, al potente di turno.
Finchè in questo mondo si continuerà a concepire il corpo delle donne come una merce da usare e da vendere, finchè gli spazi di aiuto alle donne, centri di ascolto, consultori, verranno chiusi, finchè gli atti di violenza saranno visti come il risultato del comportamento delle donne, finchè il linguaggio quotidiano soffrirà l’incapacità di narrare i fatti reali, per cui le donne, le vittime, passeranno ancora in secondo piano, perché la cronaca spesso utilizza termini ed espressioni inadeguati, titoloni del tipo : “Il marito uccide la moglie perché disperato, non voleva accettare la fine della loro unione”. Occorre invece dichiarare esplicitamente che “Il marito ha ucciso perché considerava la compagna una “cosa” sua, un possesso esclusivo, non accettando la possibilità che lei potesse scegliere di lasciarlo”, o ancora che “Il marito era un uomo violento, un assassino”.
È dunque dalla comunicazione, è dall’uso delle parole che si può cominciare a parlare di rispetto.
È cominciando da ognuno di noi, dalla pratica quotidiana del rispetto della dignità e della vita altrui, che possiamo cambiare le cose.

Finchè non ci sarà rispetto e consapevolezza del valore umano, nulla potrà mai cambiare e le donne continueranno ad essere stuprate, derise, sottomesse e uccise.

Graziella Tomarchio