27 anni dopo la strage di via D’Amelio, Acireale incontra Salvatore Borsellino

Ci sono momenti che difficilmente si dimenticano, ieri pomeriggio è stato uno di quelli. Un pomeriggio intenso ed emozionante dove la città di Acireale ha ospitato, presso il Palazzo del Turismo”, Salvatore Borsellino che ci ha raccontato questi 27 anni senza il fratello Paolo, ma soprattutto, tutti quegli interrogativi a cui ancora oggi non è stata data alcuna risposta: dalla scomparsa dell’agenda rossa, alla complicità dello stato.

Da sinistra, il sindaco Stefano Alì, Salvatore Borsellino, la moderatrice Giulia Tolace e il giornalista Giuseppe Lo Bianco, coautore del libro “La Repubblica delle Stragi, 1978/1994, il patto di sangue tra Stato, Mafia, P2 ed evasione nera”

Secondo le parole di Salvatore Borsellino,” Via D’Amelio non è stata soltanto una strage di mafia, ma anche una strage in cui avevano partecipato pezzi deviati dello stato”, da ciò nacque in lui l’esigenza di scrivere una lettera intitolata “19 luglio 1992, una strage di stato”, che nessun giornale pubblicò, ma che diede vita al “movimento delle agende rosse”, per chiedere verità e giustizia su quell’omicidio che poteva essere evitato, ma non lo è stato. Dal movimento si arriva all’idea di mettere insieme, nero su bianco, il periodo delle stragi, dal 1978 al 1994 e le varie connessioni con pezzi dello stato. Il libro intitolato appunto “La Repubblica delle Stragi, 1978/1994: il patto di sangue tra Stato, Mafia, P2 ed evasione nera” è stato curato da Salvatore Borsellino e scritto a più mani da giornalisti, magistrati e dallo stesso avvocato di Borsellino. Il libro cerca di trovare “un filo rosso in grado di legare tutte quelle stragi che hanno in comune una caratteristica: sono state rivendicate dalla falange armata che è, di fatto, un organismo inesistente”, come ci ricorda lo stesso Borsellino.


Presente, tra gli autori del libro, il giornalista Giuseppe Lo Bianco che ci ha ricordato come “leggendo nel dettaglio queste notizie, per la prima volta raccolte in un libro, che raccontano la parte oscura del paese, si scopre come spesso gli stessi nomi di uomini degli apparati dello stato compaiano, a caduta,nelle vicende successive”. Persone, dunque, che ritornano come se nulla fosse accaduto, “nonostante le indagini abbiano accertato responsabilità, le sentenze passate in giudicato e la costante italiana fatta sempre di depistaggi continui per coprire la ricerca della verità”. La voglia di fare chiarezza, dunque, e sopratutto di far conoscere ciò che per troppo tempo è rimasto nascosto e come “dietro tante stragi italiane siano coinvolti, oltre al più classico dei colpevoli rappresentato dalla mafia, anche la massoneria, i servizi segreti e la P2”.

A conclusione della serata si è assistito all’esibizione del Movimento Culturale Internazionale “Our Voice”, composto da giovani provenienti da diverse parti del mondo, i quali, attraverso ogni tipo di mezzo comunicativo, artistico e sociale, denunciano le ingiustizie che affliggono il mondo, quali la mafia, la corruzione, lo spaccio di droga e armi, l’inquinamento o la povertà. Attraverso le loro toccanti performance ci hanno regalato una speranza, quella di nuove generazioni coraggiose che non hanno alcuna intenzione di dimenticare ciò che è stato, ma che attraverso l’arte vogliono trasformare tutto il male in qualcosa di bello. Perché è proprio alla bellezza che bisogna educare il mondo, quella bellezza di cui parlava Peppino Impastato, che andrebbe insegnata alla gente, per fornirle “un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”.

(Valeria Musmeci)