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27 marzo 1985, un commando delle BR uccide Ezio Tarantelli

18113_1558485251098432_4939687359420165441_nIl 27 marzo 1985 un commando delle BR uccide Ezio Tarantelli, 43 anni, docente di Economia Politica all’Università di Roma e uno dei grandi artefici della riforma del lavoro.

Ezio Tarantelli è un simbolo da abbattere, un uomo che ha messo il suo lavoro e la sua posizione al servizio della società. Un bersaglio facile per gli assassini: un comodo omicidio compiuto in pieno sole e a volto scoperto. Lo uccidono con venti proiettili, sparandogli in faccia. Pallottole siglate: Brigate Rosse.

Lo ammazzano mentre va a scrivere il manifesto politico ed economico che chiede di votare no nel referendum sulla scala mobile. E sul tergicristallo della macchina in cui lo lasciano cadavere pongono la loro firma: 70 pagine dove si spiega che il salario si difende con il fucile. Una sola raffica, un’agevole fuga, un tranquillo delitto: il terrorismo rinasce.

Sono i primi anni ’80 e l’inflazione annua in Italia supera il 20%. Ecco un incontro tra governo e sindacalisti. Si riconoscono , da una parte De Michelis e Scotti e dall’altra i leader sindacali, Lama, Carniti, Benvenuto, Ottaviano Del Turco. Si discute del decreto che dovrà rivedere la scala mobile, e contro il quale si batte il Pci e la maggioranza della Cgil. Quel decreto, che si propone di fermare, con il taglio della scala mobile, la rincorsa tra prezzi e salari ha tra i suoi ispiratori proprio Ezio Tarantelli, convinto che si potesse, si dovesse trovare una soluzione in accordo con i sindacati. È la linea che verrà adottata dieci anni dopo, con l’accordo firmato nel 1993 davanti al presidente Ciampi. Ma allora, su quella ipotesi, che prese forma nel cosiddetto “decreto di S. Valentino” firmato da Craxi, il 14 febbraio del 1984, il sindacato pur segnato da una lunga pratica unitaria, clamorosamente si divise. I socialisti della Cgil con il loro più autorevole rappresentante, Ottaviano Del Turco, si schierarono infatti con la Cisl e la Uil, mentre la Cgil restava sola a dichiararsi contro il decreto e a sostenere il referendum chiesto dal Pci. Il dibattito sul “decreto di S. Valentino” si farà sempre più aspro. Il 24 marzo del 1984 per le strade di Roma, convocati dalla Cgil e dal Pci, sfilano più di un milione di persone per protestare contro il decreto e sostenere il referendum. Tarantelli si era schierato per il no (contro l’abolizione del decreto del 14 febbraio 1984). L’anno dopo, il 9 e 10 giugno del 1985, si vota il referendum abrogativo del decreto. Si recano alle urne poco meno di 35 milioni di elettori (il 77,9% degli aventi diritto) e il 54,30% risponde negativamente. Il decreto rimane in vigore.

#fancityaccaddeoggi

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