Acireale civica a guida Alì o una città impantanata nella logica M5S

ACIREALE – Senza la spinta civica e senza un tacito accordo tra aluni esponenti del mondo politico locale il sindaco Stefano Alì non avrebbe vinto le elezioni, specialmente il ballottaggio contro l’avversario Michele Di Re. In campagna elettorale l’allora candidato sindaco Alì ebbe, però, a supporto anche lo stato maggiore del Movimento 5 Stelle, iniziando con l’onorevole Angela Foti e continuando con Cancelleri, Di Maio, e due ministri: Grillo e Lezzi. Certamente una spinta importante che portò il sindaco e con lui la lista (anche se in misura minore) a vincere le elezioni.

Alì, però, sapeva bene e lo sa ancora che a supporto della guida della città doveva e deve ancora affidarsi ad uomini fuori dallo schema del M5S. Ha composto una giunta essenzialmente formata da tecnici ad esclusione di Daniele La Rosa che già da qualche tempo prima le elezioni si erano avvicinato attivamente alle posizioni e alle iniziative del M5S, tutto il resto è stata scelta di Alì, diciamo così, fuori dalla “chiesa grillina”. DA qualche settimana ha immesso due nuovi assessori uno M5S e l’altro civico assai vicino al mondo cattolico acese. Ne arriverà un settimo, molto probabilmente l’ing. Grasso, che certamente possiamo definire un tecnico e una persona che gode di una stima trasversalissima.

E’ evidente che ad Acireale il simbolo del M5S non è la bandiera che governa la città. Lo dice la storia politica di Alì, lo dice la composizione della giunta e lo dice con ancora maggiore forza la querelle tra il sindaco e l’onorevole Foti in riferimento alle decisioni da prendere per la questione carnevale 2019. Se il sindaco dimetterà l’intero cda della fondazione del carnevale allora vorrà dire che il primo cittadino corre ai ripari e prende ancora altre distanze dagli ordini di scuderia grillina se, al contrario, tutto cambia per non cambiare nulla allora la strada per il sindaco e per la sua squadra sarà certamente in salita.

Le questioni aperte e mai risolte per Acireale sono tante, tantissime ed allora Alì non ha alcuna altra possibilità che rivedere i confini della sua azione politico amministrativa, ripartire con un nuovo programma e proporsi alla città e al consiglio comunale con una nuova giunta di “emergenza cittadina”. Una giunta che dovrà sapere come recuperare una parte degli 80 milioni di crediti, una giunta che sappia portare in città quel cambiamento che si aspetta da troppo tempo.

Alì, per sua stessa ammissione, non si ricandiderà per la carica di sindaco ed allora cosa aspetta ad uscire fuori dalle liturgie a varare e applicare, una volta per tutte, un programma di innovazione e cambiamento?

(mAd)