Acireale e L’Agorà – Anatomia Della Dissoluzione

IL FATTO

Una normale serata di Consiglio, l’ordine del giorno prevede le mozioni da votare, tra cui quella “sconcia” della Consigliere di maggioranza Angela Marino, che insieme ad altri 4 Consiglieri di maggioranza ed una di opposizione, si è permessa di chiedere la chiusura della piazza Duomo al traffico veicolare, primo provvedimento della surreale sindacatura Alì.

IL CONTESTO

Siamo nel 2020 in una città di provincia di un Sud in attesa di riscatto, una città dal passato nobile e dal presente decadente e votato all’obbedienza , una città che sconta gli errori di una classe politica che non sapendo cogliere le dinamiche di una società in mutamento, perde uno dopo l’altro tutte le peculiarità che ne facevano un’isola di Cultura e benessere, orgogliosa della propria dimensione aristocratica, ma incapace di mettere a reddito l’eredità del passato.

In questa città, priva di spazi pubblici adeguati, di parchi e luoghi di svago per bambini desiderosi di correre e anziani in cerca di riposo, esisteva un unico luogo privo di auto, un unico spazio che manteneva le funzioni urbanistiche e sociali per cui era stato progettato centinaia di anni prima.

Questo spazio oggetto di mille sperimentazioni del passato, in un sussulto di coraggio quantomai raro da queste parti, era stato destinato alla vita delle persone dalla precedente Amministrazione.

Poi venne il cambiamento, una nuova amministrazione a cinque stelle, messa insieme con abilità dal movimento cresciuto a “pane e vaffanculo”, sfrutta le ingenuità e le leggerezze della precedente giunta e grazie ad una commistione  favorevole tra l’insofferenza e la rabbia,  conquista la città e come primo atto concreto di cambiamento, riapre la piazza al traffico riportando le lancette della storia indietro di vent’anni.

Non è ancora chiaro il perché lo abbia fatto, si oscilla tra il favoritismo elettorale ad una classe di elettori reazionari, che si auto consacra maggioranza, ad una pseudo pianificazione urbanistica volta a decongestionare il traffico delle vie parallele, le vere motivazioni resteranno un segreto per molti e probabilmente lo sono anche per gli ideatori.

L’unica certezza è che in assenza di fattori esterni determinanti , una condizione di normalità urbana del ventunesimo secolo, precipita verso il caos con la promessa che solo dopo una specifica programmazione e pianificazione si possa ritornare al punto da cui si era partiti.

IL PRESENTE

Parte una pianificazione, obbligatoria per legge da un ventennio, si inventa una fantomatica zona 30,  ecosistema urbano in cui convivono auto, pedoni, bici, ideata nel mondo per ridurre la velocità delle auto in zone sub urbane e ridurre le emissioni, ma praticamente sconosciuta in un centro storico di pregio, in cui l’unica strada percorribile è la pedonalizzazione e le ztl.

Quella che va in scena ad Acireale, però è la versione low cost, niente arredi, niente restringimenti di carreggiata niente panchine in mezzo la strada, solo fiumi di lurida vernice con cui deturpare una pavimentazione che in un paese normale sarebbe lustrata ogni sera con la cera.

Non cambia nulla, le auto che andavano normalmente a 5kmh non possono sicuramente andare a 30 kmh, le emissioni sono le stesse e solo un pazzo penserebbe di affidare un bambino in bici o una mamma con passeggino nel turbine della zona 30 acese.

LA MOZIONE

La Consigliera Marino, in un misto tra il rimorso e l’insofferenza “getta” una mozione per la chiusura in Consiglio comunale, trovando un drappello di “responsabili” disposti ad appoggiarla e subisce un destino simile ma meno cruento di Ipazia , la filosofa  che nell’Egitto antico prova  a sfidare l’ordine costituito dei monaci parabolani, utilizzando gli strumenti naturali del libero pensiero del buonsenso e della logica.

L’accoglienza è quella riservata al “figliol prodigo” che ebbro di spirito rivoluzionario osa contraddire i voleri della peggiore famiglia conformista, si sfodera tutto l’armamentario pseudo intellettuale dello spirito di obbedienza che trasuda dalla pietra barocca.

Si ricompatta la maggioranza e l’opposizione sull’unica certezza che accomuna gli uni agli altri, ovvero la mancanza di coraggio per intraprendere un percorso di civilizzazione urbana comune a qualunque città moderna, da Bangalore a New York.

Si quantifica l’insussistenza della scelta contando il “vuoto” che avvolge la piazza in una calda serata di ottobre, soffermandosi sull’assenza di movimento e di rumore che in un paradosso dei sensi, diventa la testimonianza dell’inutilità della chiusura alle auto.

Il Civico Consesso costruisce tutta l’arringa sull’analogia tra le auto e la vitalità, assenza di auto=morte della piazza, presenza di auto=vita della piazza, e nella totale assenza di sensibilità estetica non comprende che proprio quel vuoto e quel silenzio sono il fondamento su cui costruire le fortune della città che manca.

Qualcuno consiglia di seguire il criterio di apertura nel tempo e nello spazio, altri di attraversare il ritmo delle stagioni, ho immaginato l’Assessore che rivolgendosi alla Marino cantava :” Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via, – Ti solleverò dai tuoi sbalzi d’umore” “

così alternando versi della “Cura ” di Franco Battiato il discorso scorre veloce ed i gatti attraversano nuovamente la piazza, adesso sono in due.

I consiglieri ritrattano uno ad uno con l’eccezione della Consigliere Renna ed anche la proponente, redarguita e ricondotta all’ordine in un momento di raccoglimento, celebra l’abiura e recita l’atto di fedeltà al Re, che con sguardo comprensivo la riaccoglierà a corte, come si riaccetta un’adolescente troppo desideroso di una libertà prematura.

Questa è la città, queste sono le carte che abbiamo e sarà da queste carte che inizieremo a cambiare il gioco.

Fabio D’Agata