Acireale: il deficit sul carnevale e quello sull’inclusione.

Dopo un anno e qualche mese di amministrazione della Città, insieme alla sua giunta, e col supporto dei suoi consiglieri, io credo che il nostro Sindaco possa avere maggiormente chiara la sfida che lo attende in ordine all’inclusione sociale, che è stato sicuramente uno dei temi più importanti in campagna elettorale.

Sono molto felice del fatto che per la prima volta in città i nostri ragazzini in età scolare abbiano avuto finalmente riconosciuto il loro diritto ad essere supportati nell’ambito scolastico dalle figure previste dalla legge. Un diritto appunto. Che questa amministrazione, per lo scorso anno, e quelle che lo hanno preceduto per il periodo di loro competenza, non hanno mai reso esigibile. E che oggi non poteva più essere mancato. 

Ma questo non cambia assolutamente in nulla il fatto che non abbiamo messo in moto nessun serio progetto per l’integrazione di persone che fanno più fatica. Nessun progetto che sia pensato per tutti e che preveda l’integrazione di tutti. Non solo disabili e/o in difficoltà. Basta con i progetti settoriali

Provate a chiudere gli occhi e pensate al futuro dei vostri figli normodotati (brutto ma chiarissimo termine), provate a immaginare come vi piacerebbe che vivessero nella nostra città fra 10 o 20 anni. Poi fate lo stesso esercizio pensando al futuro di persone con maggiori difficoltà di vostra conoscenza. Come li vedete? Hanno le stesse opportunità dei vostri figli? Hanno una vita felice? 

Perché per questi ultimi ad oggi non sono state intraprese azioni che pongano quanto meno le basi per un futuro migliore? Non ci sono soldi! E’ questa la risposta che spesso sentiamo. Eppure per il nostro bel Carnevale siamo riusciti a spendere più di quanto potevamo. Anche in tempi duri, che suggerivano, al contrario, un esercizio di sobrietà e di responsabilità. E di una virata decisa verso la solidarietà. Pagina di brutta politica da qualunque lato la si guardi.

Acireale è fortunatamente terra di enti che possono essere un serbatoio di idee, pensieri e progetti che non aspettano altro di diventare realtà. Solo che si abbia voglia di ascoltarli e valorizzarli. 

Parlo in generale di enti in grado di mettere su attività economiche che poi si mantengono sul mercato, che potrebbero gestire a tal fine anche qualche bene pubblico. 

Gli si dia spazio, gli si offra quanto di meglio si può in termini di beni da gestire e agevolazioni da concedere. Si coinvolgano i diversi stakeholder. Si convenga con loro un piano di inclusione che sia coerente con le necessità di integrazione delle persone, e si avvii la necessaria sperimentazione. Si valuti in itinere e si continui. 

O le scommesse valgono solo per il Carnevale e per il resto ci si deve arrangiare? O gli impegni presi valgono solo per l’immediata riapertura al traffico di Piazza Duomo mentre per l’inclusione si può aspettare?

Spendete per tali progetti almeno la stessa cifra del deficit per la manifestazione carnevalesca del 2019. Con dignità e senza esitazione. Siate credibili.

Voglio concludere citando, da un suo discorso al Consiglio Comunale del 24 settembre 1954, un Sindaco molto amato dai suoi cittadini, Giorgio La Pira: “Ebbene, signori Consiglieri, io ve lo dichiaro con fermezza fraterna ma decisa. Voi avete nei miei confronti un solo diritto: quello di negarmi la fiducia! Ma non avete il diritto di dirmi: signor Sindaco non si interessi delle creature senza lavoro (licenziati o disoccupati), senza casa (sfrattati), senza assistenza (vecchi, malati, bambini, ecc.). È il mio dovere fondamentale questo: dovere che non ammette discriminazioni e che mi deriva prima che dalla mia posizione di capo della città – e quindi capo della unica e solidale famiglia cittadina – dalla mia coscienza di cristiano: c’è qui in giuoco la sostanza stessa della grazia e dell’Evangelo! Se c’è uno che soffre io ho un dovere preciso: intervenire in tutti i modi con tutti gli accorgimenti che l’amore suggerisce e che la legge fornisce, perché quella sofferenza sia o diminuita o lenita. Altra norma di condotta per un Sindaco in genere e per un Sindaco cristiano in ispecie non c’è!”

(Nello Pomona)