Acireale, la lunghissima storia dell’isola (ecologica) che non c’è

E’ maggio del 2019 e l’isola ecologica per Acireale è solo un miraggio.

Un miraggio avvolto da parole, burocrazia, discussioni e polemiche. L’ultimissima polemica nasce nei giorni scorsi in consiglio comunale, quando il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici Salvo Pirrone, risponde all’interrogazione presentata dal consigliere Giuseppe Vasta, ricostruendo, scaletta alla mano, tutto l’iter leggendario che parte dall’affidamento della progettazione..e siamo nell’anno 2003.

Il consigliere vorrebbe sapere cosa abbia fatto l’amministrazione all’indomani della brutta notizia della revoca del finanziamento per la realizzazione del CCR di via Catusi. Era luglio 2018.

L’assessore nella sua ricostruzione batte su diversi punti “nel decreto si precisa che i lavori devono essere ultimati e pagati entro il 31 dicembre 2018, pena la revoca del finanziamento. Nello stesso decreto è escluso il pagamento del professionista, perché non si è ricorsi a gara pubblica, pagamento cha supera i 100 mila euro” e sulla mancata disponibilità del terreno su cui realizzare l’opera.

Ma la risposta alla domanda di Vasta è questa: “Abbiamo proposto una revoca in autotutela del decreto di annullamento del finanziamento che è stato respinto. Abbiamo valutato la possibilità di ricorrere al Tar, ma il termine del 31 dicembre 2018 non sarebbe stato annullato dal Tar, quindi se anche avessimo vinto avremmo comunque avuto la revoca e non abbiamo proceduto. Questa è tutta la storia del finanziamento del Ccr”, conclude Pirrone.

Conclusione amarissima per i cittadini acesi che anche nel 2019, quindi, non potranno avere una normalissima e banalissima isola ecologica.

Le dichiarazioni dell’assessore Pirrone vengono subito intercettate da Francesco Fichera, assessore all’ambiente della passata amministrazione.

Fichera ci fa pervenire una nota in cui bolla le parole di Pirrone come “del tutto infondate” e replica fornendo un elenco di fatti e norme che chiariscono i presunti punti deboli dell’iter.

“Il 20 febbraio 2018 con la delibera 22 di Consiglio Comunale la “parte politica”, dopo avere ottenuto il 29 gennaio il finanziamento, concludeva tutto ciò che era di propria competenza per dare alla città il CCR da tanto tempo atteso e passava quindi le incombenze esecutive al Responsabile del Procedimento. La delibera approvava il progetto esecutivo e riapponeva il vincolo di esproprio, perché la legge prevede che costituisca adozione della variante allo strumento urbanistico. La Regione o l’ente delegato all’approvazione del piano urbanistico ha 90 giorni per manifestare il proprio dissenso. In buona sostanza il RUP, dopo la pubblicazione della delibera, avvenuta il 9 marzo 2018, avrebbe dovuto: trasmettere la delibera all’Assessorato Territorio e Ambiente; pubblicare l’avviso di deposito sulla GURS, su un quotidiano locale e con manifesti murali;  attendere i 90 giorni previsti e poi trasmettere nuovamente gli atti al Consiglio Comunale per disporre l’efficacia della riapposizione del vincolo. Quindi, se tutte le incombenze previste dalla legge fossero state compiute per tempo, sicuramente entro giugno 2018 il vincolo espropriativo sarebbe stato efficace e si sarebbe potuto procedere all’appalto dei lavori di realizzazione del CCR che, beneficiando della stessa proroga ottenuta dal Comune di Mascali, si sarebbero potuti concludere nel 2019”.

Fin qui i “se” di Francesco Fichera.

“Invece il 20 aprile 2018, dopo due mesi dalla delibera 22, il Comune di Acireale la trasmette all’Assessorato regionale; il 28 giugno si insedia l’Amministrazione Alì; il 24 agosto, dopo sei mesi dalla delibera, il Comune di Acireale  la pubblica sulla GURS; l’ 1 marzo 2019, dopo un anno dalla delibera, il Comune di Acireale pubblica sull’albo pretorio l’avviso di deposito della riapposizione del vincolo e il 2 aprile viene assunto l’impegno di spesa per la pubblicazione della riapposizione dei vincoli su quotidiano locale,- riepiloga l’ex amministratore-. Per un procedimento che avrebbe dovuto concludersi in 90 giorni, sono già passati oltre 14 mesi e ancora non è stato concluso. I fatti e le date parlano chiaro e indicano le responsabilità sia di chi avrebbe dovuto compiere tempestivamente gli atti, sia di chi avrebbe dovuto vigiliare e non l’ha fatto. Direi che è finito il tempo di scaricare sempre colpe sulla politica e soprattutto sulla vecchia amministrazione.  Il progetto del CCR è un progetto fondamentale, assolutamente valido e il finanziamento che è stato maldestramente perduto, può tranquillamente ancora essere recuperato attingendo sempre agli stessi fondi”.

Poco conta probabilmente per i cittadini acesi delle polemiche, perché tra delibere, date e tanta, troppa burocrazia ci si annoia e i fatti ad oggi non cambiano. Acireale non ha e non avrà a breve un centro comunale di raccolta dei rifiuti, a differenza della maggior parte, ormai, dei comuni italiani.

Una cosa però ci sembra molto importante delle parole di Fichera “il finanziamento è assolutamente dovuto e ancora possibile”. Sembra che l’amministrazione stia portando avanti le procedure dovute e ci auguriamo che la prossima notizia sia l’inizio dei lavori in via Catusi. Ottimismo  che viene confermato dal deputato regionale Nicola D’Agostino, che esorta il Comune ad agire rapidamente: “C’è la conformità urbanistica, basta fare la presa d’atto in consiglio comunale, quindi il Comune potrà esproriare l’area, comunicare tutto alla Regione e il finanziamento sono sicuro che verrà nuovamente firmato. Spero che quest’amministrazione non voglia perdere altro tempo e un finanziamento di 1 milione di euro, perché la progettazione avviata da un commissario 16 anni fa non sia un peso, ma un valore per la città”.

E’ un iter che va avanti da 16 anni e la storia di ricostruita da amministratori ed ex amministratori resta l’unica cosa che abbiamo sull’isola ecologica di via Catusi. Nell’attesa non resta che sperare che siano organizzate le prossime domeniche ecologiche…con la speranza, forse, di trovare qualche discarica in meno lungo le nostre strade.

(L.C.)