Acireale, zona 30 o fallimento?

ACIREALE – Un fine settimana all’insegna del tubo di scappamento, del sollazzo di automobilisti autolesionisti e dell’indignazione di alcuni di noi poveri stronzi costretti a vivere in una città invivibile.

Dal lontano 2005 si fanno tentativi di dare una modalità sostenibile al centro storico. Innumerevoli tentativi, propositi, piani, programma, accelerazioni e marce indietro ma niente e nessuno ha saputo, voluto e potuto immaginare di dare finalmente un volto dignitoso al centro storico. Lo avete riempito di strisce blu, di un inutile zig zagare, non siete stati in grado di far comprendere (si certo sarebbe dovuta essere una dinamica dichiaratamente didattica) agli irriducibili del “traffico uguale business” che il mondo sta andando in un’altra direzione. Così mentre tantissimi altri si sono affrettati a chiudere le vie principali, le piazze al traffico veicolare, dalle nostre parti avete inventato formule che sanno tanto di nulla, al massimo un leggero cerchiobottismo e poco altro. Di fatto, fosse stato in voi, mi sarei chiesto se è davvero giusto costringere le famiglie, i bambini a camminare in mezzo alla nube delle marmitte, mi sarei chiesto se tutto questo avrebbe potuto regalarmi notti serene e la risposta sarebbe stata certamente negativa. Eppure in questo pezzo di sud del sud del Belpaese siamo ancora qui ad elemosinare un misero spazio senza lo spetazzamento delle marmitte, una piazza libera e pulita, uno squarcio di cielo chiaro e luminoso.

Ecco il fallimento è tutto qui. Un fallimento vestito da fiumi di parole, dozzine di sigle, programmi e step che sembrano essere proprio uno schiaffo in pieno volto. Ma nulla, niente riesce ad aprire le menti, il pensiero e la voglia di vivere, non ci sono motivazioni che possono scuotere chi la città non la conosce nemmeno, non la vive con gli occhi dei bambini, chi pensa che racimolare qualche becero consenso possa dare un senso alla loro storia. Non è così, ancora pochi anni e sarete ricordati come quelli che hanno tirato un portentoso freno a mano alla coscienza civica, quelli che autoproclamatosi santi ed eroi non hanno fatto altro che riportare indietro nel tempo anche il più flebile degli avanzamenti.

Si, so bene cosa pensate. So che, tanti siamo definiti come quelli che rompono i coglioni, quelli che non pensano ad altro, quelli con lo stipendio fisso, quelli che parlano ma poi non fanno un cazzo, i leoni da tastiera, i cretini buonisti. Insomma i rompicazzo per definizione! Va bene, in fin dei conti è questo il nostro ruolo, questa la nostra possibilità e queste le nostre convinzioni. Idee e posizioni che non sono in vendita e che, negli anni, echeggeranno come un urlo nel deserto.

Avete fallito.

(mAd) – foto Petra Sappa –