Agibilità del Palattupparello- una Riflessione Semplice

Claudio Baglioni 2,3,4 Novembre 2018
Ghali 10 novembre 2018
Cesare Cremonini 8 dicembre 2018
Calcutta 9 febbraio 2019
Claudio Baglioni 22, 23 marzo 2019
Alessandra Amoroso 26, 27 marzo 2019
The giornalisti 30, 31 marzo 2018
Fedez 2 aprile 2019
Raf e Umberto Tozzi 4 maggio 2019

Questi sono i concerti che si sono svolti regolarmente ad Acireale al Palatupparello, prima che il Comune esercitasse il diritto di prelazione sul possesso della struttura, ottenendo per tutta risposta la richiesta risarcitoria da parte del vecchio gestore.
Senza entrare in una vicenda molto “acese” in cui il privato guadagna ed il pubblico paga il conto, sono rimasto stupito dal responso della Commissione
di vigilanza per gli eventi pubblici che impone al Comune, nuovo gestore, una serie di prescrizioni urgenti per poter continuare ad operare sulla struttura.

La Commissione Provinciale di Vigilanza sui teatri ed altri locali di pubblico spettacolo è chiamata ad esprimere un parere tecnico in materia di agibilità ai fini della sicurezza nei locali di pubblico spettacolo e/o trattenimento; tale parere costituisce il presupposto necessario a termini di legge ai fini dell’emissione del provvedimento autorizzativo.

Alla Commissione spettano inoltre compiti di vigilanza e di controllo successivi per accertare il permanere degli standard di sicurezza verificati.

Sono sottoposti alle verifiche della Commissione non solo i locali di spettacolo in senso stretto (cinema, teatri, discoteche) ma anche tutte le strutture, comprese quelle precarie, nelle quali vengono svolte attività di spettacolo e/o trattenimento in senso ampio (impianti sportivi – sale mostre – sale conferenze).

A seguito del parere della Commissione o della prevista certificazione tecnica sostitutiva del parere, viene rilasciata la licenza di agibilità ex articolo 80 T.U.L.P.S..

La vicenda del Palatupparello è emblematica di come troppo spesso il comune di Acireale sia stato sfruttato, perchè altri guadagnassero. Interessi di pochi a danno dell’interesse della collettività.

La vicenda ha origine con atto del 27 ottobre 1988, con cui il Comune di Acireale stipulò con Pallavolo s.r.l. la relativa “convenzione” per la costituzione di diritto di superficie su un lotto di terreno destinato ad attrezzature sportive nel centro sportivo di Acireale zona Tupparello”. L’accordo prevedeva la restituzione del palazzetto dopo 30 anni.
Il Comune oggi sceglie di riscattare la struttura con un importo dei mutui da rinegoziare, pari al capitale a scadere che ammonta a complessive € 3.754.542,29.

Senza entrare nel merito dell’opportunità di acquisire una struttura così impegnativa da parte di un Comune che riesce con difficoltà a gestire le aiuole cittadine, mi soffermo sull’inagibilità che sta all’origine dei lavori urgenti da eseguire all’interno della struttura, lavori a cui si è opposto il vecchio gestore per ovvie motivazioni di carattere giuridico.

Se ad esempio, invece che a Luglio il Palasport fosse stato rilasciato a Marzo dell’anno prossimo, i lavori urgenti ed indifferibili che hanno fatto saltare i concerti programmati, li avrebbero fatti oppure no.

L’ultimo concerto è stato quello di Raf ed Umberto Tozzi del 4 maggio 2019, che non mi sembrano due artisti che incitano il pubblico a demolire il palazzetto, pertanto le condizioni di cui si parla oggi, sono molto antiche e nessuna commissione Comunale o Provinciale li ha mai evidenziati,

Il Sindaco scrive che :”
Tutti gli avvocati consultati hanno sostenuto che la prosecuzione del rapporto con la Multisport non sarebbe stato possibile non essendoci stato presentato dalla curatela alcun contratto attivo, oltre a rappresentare una ingiusta discriminazione verso tutti gli altri operatori del settore, ma se non c’era un contratto attivo come ha fatto la società a gestire la struttura per 22 anni?

Questa è una Città misteriosa in cui, approfittando di un clima di obbedienza e rassegnazione dei cittadini, si consentono le operazioni più oscure il cui prezzo si scarica sempre sul pubblico e sui pochi privati che vorrebbero investire.

Fabio D’Agata