Ai tempi del Coronavirus, esiste anche un popolo silente e in piena solitudine.

Gli anziani, i disabili con le loro famiglie e i bambini, sanno che questo momento finirà, ma hanno bisogno almeno di essere ascoltati.
Ultimamente si sentono dire solamente “State in casa, non uscite” “Si può uscire solo per motivi lavorativi o per motivi sanitari” “Non toccate il quaderno del compagnetto, non abbracciatevi, non giocate troppo vicini”

Questo maledetto periodo che ci sta distruggendo e che ci impone di stare in casa, che ci impone la distanza fisica, ci impone l’isolamento.. Questo è Il virus che impone la solitudine agli anziani, che rimangono a casa e attendono silenziosamente che questa tempesta passi e non basta la tv, non basta la radio perchè le giornate sono lunghe e la solitudine fa leva sul loro stato d’animo e sulla loro fragilità.

Questo è il virus della solitudine pure dei disabili e anche se le famiglie affaticate provano a fare del loro meglio per continuare a rendere la loro vita dignitosa, tenendo duro e riuscendo pure a non lamentarsi, ma non basta, perchè i loro bisogni sono molteplici, diversi a volte complicati e non può bastare il solo e unico sosteno delle famiglie. Ma non c’è soluzione, non ci sono risposte affinchè quel vuoto venga colmato e pensare che basterebbe così poco, loro vorrebbero essere solo ascoltati e tranquillizzati, perchè hanno bisogno di sapere che i loro bisogni verranno ugualmente colmati anche se in minima parte, che i servizi per loro ci sono anche se in maniera diversa, hanno bisogno di sentirsi dire e pensare che questa distanza sia solo fisica.

Questo è anche il virus della solitudine dei bambini, che per sempre, se lo porteranno nel cuore. Bambini che vivono la solitudine lontano dai compagni di giochi, dalle loro attività sportive e di socializzazione, lontani dai nonni che li ascoltano e da cui vengono coccolati. Bambini che chiedono con i loro occhi curiosi risposte che nessuno di noi riesce a spiegare. Questa emergenza ha stravolto pure le loro giovani vite, le loro certezze e ha piegato ogni cosa al suo passaggio. A loro abbiamo chiesto responsabilità, coraggio e adattamento e loro hanno risposto con maturità, mostrando una capacità eccellente nell’elaborare la nuova situazione in tempi brevi e in modo responsabile dando prova che anche da piccoli si può essere capaci di affrontare un periodo di difficoltà come quello che stiamo vivendo. Ma forse abbiamo chiesto troppo.

Il popolo silente esiste è numeroso e chiede solo di essere ascoltato.

Graziella Tomarchio