AMURI E BRODU DI CICIRI (Zuppa di ceci)

“AMURI E BRODU DI CICIRI: è un’espressione in siciliano che, nelle varie forme locali, esprime un concetto semplice: Amare non è sufficiente all’amore. L’amore è un atto umano che esige impegno, pianificazione, costruzione quotidiana. Chiaro che il vecchio detto due cuori e una capanna non è mai stato vero. Amuri e brodu di ciciri è lo smascheramento di questa ipocrita romanicheria da fotoromanzo. Almeno questa è l’interpretazione corrente. L’Amuri e brodu di ciciri è un’espressione ironica, è uno sdire, cioè lo si dice per dire esattamente il contrario. Due cuori e una capanna non sono sufficienti per rendere gli uomini felici. Ci vuole altro. Ci vuole elasticità, impegno, ci vuole denaro, ci vuole disponibilità ad accomodare le cose, a saper aspettare momenti migliori, non facendosi abbattere da eventi imprevedibili. Ci vuole pazienza. Dunque un semplice piatto di minestra non basta.
Chiaro che l’idea d’amore è cambiata tantissimo negli ultimi decenni.

La zuppa di ceci è una cosa deliziosa se si sa esaltarne gli ingredienti senza aggiungere inutili se non dannosi orpelli gastronomici. I legumi (tutti i legumi) sono gustosi di per sé, hanno un sapore forte e intrigante e aggiungere altra roba è solo per rovinarne il sapore. (poi ognuno fa come crede)

Nella tradizione gastronomica e culturale siciliana i ceci sono un elemento ricorrente e fondamentale. Poco appariscenti, vero, però onnipresenti.
Per chi non lo sapesse il baccello dei ceci non è come quello di fave e piselli. Ogni baccello è un piccolo palloncino che premuto scoppietta in un allegro pop! Il gusto del cece verde non è eccezionale: non è dolce e delicato come le fave e i piselli, è alquanto insipido, ma il bello stava nel rumore del baccello premuto tra pollice e indice.
I ceci tostati (la calia) è la cosa più siciliana che si possa immaginare. Per secoli sono stati l’accompagnamento sfizioso di matrimoni, ricorrenze e feste varie. Se gli americani hanno i popcorn, i siculi hanno la calia. In genere la calia la si trova nature nelle bancarelle delle feste patronali.
La farina di ceci è alla base delle panelle, una sorta di frittelle con le quali si imbottiscono panini conditi con pepe e limone. Pane e panelle è un cibo da strada tipico di Palermo e più in generale della Sicilia occidentale.
Non bisogna dimenticare la leggenda del famoso shibboleth dei Vespri Siciliani. Chiunque non fosse stato in grado di pronunciare correttamente la parola ciciri (era il caso degli oppressori francesi) sarebbe stato ucciso.
Comunque siamo davanti ad un vero amore per i ceci che è passato per la bocca, è giunto nella panza e è rimasto in eterno nella cultura isolana.”

Mia mamma, ha sempre cucinato i ceci in maniera semplice e con pochi ingredienti, proprio per non perdere il sapore unico di questo magnifico legume. Vi propongo la sua ricetta, che poi ho fatto mia.

(Zuppa di ceci) INGREDIENTI PER 6 PERSONE

500 gr. di ceci secchi

un pizzico di bicarbonato

2 cipolle bianche

2 grossi pomodori succosi

1 costa di sedano

sale pepe q. b.

olio d’oliva

PREPARAZIONE

La sera prima mettere a mollo i ceci in acqua con un pizzico di bicarbonato. Scolare, lavare bene e mettere in pentola con il doppio del volume d’acqua. Aggiungere la cipolla tagliata a grossi spicchi, il pomodoro e il sedano tagliato a metà. Far cuocere a fuoco vivo fino ad ebollizione e poi abbassare il fuoco.
Durante la cottura, prendete un cucchiaio di legno e schiacciare dolcemente i pomodori, mescolate i ceci e fate cuocere il tutto per almeno due ore. Se dovesse servire, aggiungere acqua calda bollente che terrete pronta per il bisogno. Fate cuocere per almeno due ore.

(Durante la cottura è vietatissimo usare il cucchiaio di acciaio per mescolare i ceci perchè, come diceva mia nonna, “i ciciri attrunzunu e arrestunu duri”)

Trascorso il tempo,ecco pronta la vostra zuppa di ceci. Impiattate, condite con olio extra vergine di oliva e accompagnate con delle fette di pane casereccio ben cotto.

Buon appetito e buon San Valentino a tutti da

( Panza e Prisenza)