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Bob Dylan – “Infidels”

Infidels

Dylan non faceva un album alla sua altezza da “Street Legal”. Passano sei anni e Dylan scrive canzoni magnifiche. Le incide, anzi ne incide una quantità industriale, in quegli anni. Esce un album, si chiama “Infidels”, alcuni vi leggono un ritorno all’ebraismo. Ma le canzoni-capolavoro, dove sono scappate? Non sono qua. Bisogna aspettare le “Bootleg Series” per sentirle. Qui c’è un ottimo album vittima di bizzarre scelte di track list.

Si apre con “Jokerman”, se si esclude “Every Grain Of Sand” la prima grandissima canzone da sette anni a questa parte. Questo è un pezzo meraviglioso, con la voce di Dylan che mugola come ai vecchi tempi e un testo criptico e forse denso di riferimenti a Cristo ma di lampante bellezza e con immagini stupende. “Sweetheart Like You” è un bel pezzo, “Neighborhood Bully” un pezzo pro-israele, un po’ retorico ma non male. Poi, successivi, due capolavori del Dylan nuovo stile, cioè “License To Kill” (Man thinks ‘cos he rules the earth, he can do with it as he please) e “Man of Peace” (You know, sometimes Satan comes as a man of Peace). “Union Sundown”, primo pezzo della discografia mondiale sulla globalizzazione (credo…), non è un capolavoro, mentre la successiva “I And I” è un pezzo da capogiro, un testo luciferino che la rende una canzone indimenticabile, uno dei vertici del disco e di Dylan. La conclusiva “Don’t Fall Apart On Me Tonight” è carina. Il sound di fondo è limpido e cristallino, molto pulito e ben orchestrato. Anche la voce non delude.

L’album, così com’è, è buono. 4/5. Perché capolavoro mancato? Perché restano fuori le migliori canzoni di Dylan di quel periodo, e ci entrano delle cose inferiori. Non è la prima volta che le scelte di Dylan lasciano stupefatti, ma qui si arriva all’esclusioni di canzoni-capolavoro come “Blind Willie Mc Tell”, “Foot of Pride”, “Lord Protect My Child”, la versione originale di “Tight Connection To My Heart”, migliore della riscrittura, e la minore “Tell Me2. Tre capolavori esclusi! Ma che storia è mai questa!

Che album avremmo potuto avere senza “Union Sundown” e “Don’t Fall Apart On Me” ma con le altre gemme? Sarebbe stato un disco degno di “Highway 61” o “Desire”! E invece Dylan fa di testa sua, e magari ci avrà anche le sue buone ragioni: ci lascia a piangere su un capolavoro mancato, rimandato di cinque anni (“Oh Mercy!”) e con un seguito di tre dischi veramente scadenti, che vedranno per giunta l’inspiegabile ripescaggio dell’orribile “Death Is Not The End”, out take di Infidels. Ma perché, santiddio? Perché Dylan ci obbliga a costruirci i suoi dischi? Perché non ci ha messo “Blind Willie Mc Tell”, che è uno dei suoi brani migliori, tra i primi dieci-venti, insieme a “Foot Of Pride”? Forse perché è Dylan. Oh, rabbia!

(recensione di ilsuonatorejones per Debaser)

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