Cable Park Acireale – La Sconfitta della Politica

Era dal mese di luglio 2017 che la politica non s’interessava del Cable Park.

L’iniziativa del parco acquatico di Acireale, comparve nel grigio panorama imprenditoriale della città dei cento campanili, circa un anno prima, quando l’allora Sindaco di Acireale Roberto Barbagallo nè introdusse la prossima realizzazione con queste parole — “Sono felice che abbiano scelto la nostra città, sono impegnato in prima persona per seguire tutte le fasi del progetto. Si tratta di una grande opportunità”.

Dopo decenni di declino imprenditoriale, in un comprensorio ormai privato da quasi tutti gli attrattori culturali e turistici che lo avevano caratterizzato per decenni, un gruppo di sportivi decide di investire in qualcosa di diverso da un supermercato o una lottizzazione sul mare, si tratta infatti di impianto di wake board utilizzabile anche per altri sport acquatici ed unico nel sud Italia.

Un’opera cofinanziata dal credito sportivo che punta a destagionalizzare un turismo pseudo balneare, unica risorsa ancora non completamente smantellata in una città in cui il barocco non è solo uno stile architettonico ma un modo di essere.

La Politica c’era, com’è giusto che ci sia in qualunque realtà territoriale, per dare una direzione all’attività amministrativa ed economica di una comunità.

C’era quando la potente enclave democristiana si occupava di riempire gli uffici pubblici con i propri elettori più fedeli,

c’era quando si creava la Perla Jonica con i fondi di uno dei cosiddetti “cavalieri dell’apocalisse mafiosa”, che scelse Acireale per il grande investimento alberghiero, oggi sfumato in un fallimento da mille e una notte.

La politica c’era quando acquistava le terme dal Barone Pennisi e le ingrandiva a forza di miliardi fino a renderle talmente grosse da far sprofondare con il loro peso economico qualunque amministrazione pubblica.

La politica c’era anche per il Cable Park e se oggi se ne distanzia nascondendosi dietro la “legalità” compromessa, appena due anni fa lo sosteneva a colpi di comunicati e dichiarazioni pubbliche, poi qualcosa si interruppe.

Non sappiamo cosa, ma non c’è dubbio che anche nel principio del declino, introdotto con un atto, anch’esso politico dal Consigliere Sorace in Consiglio Comunale, la politica era lì. Non si nascondeva dietro gli “uffici”, nuovi sacerdoti di un’amministrazione senz’anima, ma si esprimeva ed attaccava con passione dichiarando : “In una città dove la legalità viene messa al primo posto non è possibile fare finta di nulla davanti a certe cose che necessitano delle giuste autorizzazioni in quanto, il terreno in questione ad oggi è terreno agricolo per cui necessita di una variante al piano regolatore generale. Prima che ciò avvenga non sarà possibile spostare un solo sasso”.

E fu così che l’opera che tutti gli acesi avevano visto tante volte in tv, senza capire molto di cosa fosse in realtà quel lago di Aciplatani, che tante dichiarazioni pubbliche avevano sostenuto ed incensato, si scopre abusiva e priva di conformità urbanistica.

Non ci è dato sapere se un’intera amministrazione ed il corpo dei Vigili Urbani più efficiente della provincia ne fossero a conoscenza, ma la politica evidentemente era più informata degli “uffici” stessi ed è bastato che un Consigliere, noto per la sua esuberanza, indicasse alla città che l’opera fosse irregolare, per scatenare l’inferno.

Fu tutto un succedersi di sopralluoghi, verbali, denunce penali e diffide e gli acesi scoprirono che in questa città si può costruire un lago di 25.000 mq con la funivia intorno senza che nessuno si fosse accorto che mancava qualche autorizzazione, nessuno tranne la politica.

I validi “capitani coraggiosi” di cui tanto si era parlato fino a poco prima, divennero dei “palazzinari” dello sci nautico, da evitare cambiando marciapiede e da abbandonare al loro destino di rei dell’abuso edilizio, condannandoli ad un calvario fatto di carte bollate e tribunali da cui, probabilmente, usciranno tra alcuni anni.

Dopo oltre tre anni da quegli eventi tragici che determinarono la fine di un sogno per alcuni e di un incubo per altri (Cit. Excalibur) si arriva alla seduta di Consiglio di ieri, una seduta invocata dal chiacchiericcio dei social che, cito il Sindaco — “il giudizio che veniva dato si misurava sui like “, il Sindaco dimentica che senza i social ed i like, lui difficilmente siederebbe sullo scranno del Comune .

Quella andato in onda ieri è la vera sconfitta della politica come, giustamente asserisce il Consigliere Fancesco Coco in un appassionato intervento che riportiamo integralmente, una sconfitta per essere riusciti a perdere l’ennesimo investimento produttivo sul territorio, confondendo le prerogative dell’opera pubblica con quelle dei privati.

Il mantra della serata ripetuto da molti è : “i diritti dell’opera che porta decine di posti di lavoro sono gli stessi del privato che realizza la sua casa”, tesi strampalata sostenuta più volte dal rappresentante degli “uffici”, che in una relazione precisa e gelida nei contenuti, sostiene le ragioni della correttezza dell’amministrazione pubblica nei confronti delle scorrettezze della ditta proponente.

Purtroppo le cose non stanno così, perchè in tutto il mondo per attrarre investimenti si creano corsie privilegiate che svincolano dai lacci di una burocrazia asfissiante, si cambiano piani regolatori per fare centri commerciali, si espropriano intere aree verdi per cristallizzare investimenti di dubbia utilità, con la convinzione talvolta interessata e clientelare, che creare posti di lavori e sviluppo non è come costruirsi una casa al mare, ma è molto ma molto di più.

Ma ad Acireale questo principio non funziona ed il rispetto della legalità viene prima di qualunque cosa e su quel rispetto siamo disposti tutti ad immolare un progetto ed un sogno, a sentire le parole dei consiglieri sembrerebbe di vivere in una cittadina industriale della Svizzera Tedesca, e non in quel coacervo d’illegalità concrezionata e stratificata che costituisce il panorama naturale di questa città

A nulla può valere la “supplica” accorata di Francesco Coco che non vorrebbe mettere la sua firma all’ennesimo fallimento di quest’amministrazione per procura, ed anche l’acquisizione di sette ettari di proprietà privata sulla scorta di un verbale sembra un atto legittimo e commisurato alla pena che quest’immondi speculatori devono scontare nell’oblio più assoluto rischiarato solo dall’ironia di qualche social.

La Politica, quella con la P maiuscola, c’era e c’è sempre stata nelle questioni urbanistiche che hanno una rilevanza pubblica ed è giusto che sia così, perché la Politica serve proprio ad amministrare il territorio con una direzione marcata, quella dell’interesse pubblico

Se bastassero gli “uffici” non ci sarebbe bisogno di pagare una trentina di persone e di far perdere tempo con le elezioni.

Tornando alle carte bollate di questo duello tra perdenti aggiungo che qualcuno sostiene che sia illegittimo il provvedimento di acquisizione al patrimonio pubblico ex art. 31 commi 3 e 4 del D.P.R. 380/2001 se non è stato adottato un atto avente valore provvedimentale sull’inottemperanza alla ingiunzione a demolire. Sembrerebbe che ai fini dell’acquisizione al patrimonio pubblico non sia infatti sufficiente il verbale di sopralluogo dell’organo di vigilanza edilizia che abbia constatato la mancata ottemperanza alla demolizione da parte dell’ingiunto, come sostiene una sentenza del Tar Campania :”Come costantemente osservato dalla giurisprudenza amministrativa (cfr. anche sent. Tar Campania, Napoli n. 1/2018), il verbale con cui gli organi di vigilanza edilizia, a seguito di sopralluogo, constatano il mancato adempimento all’ordinanza di demolizione, è solo un atto istruttorio propedeutico all’adozione del provvedimento costituente titolo per “l’immissione in possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari” ai sensi dell’art. 31 c. 4 D.P.R. 380/2001.

Niente da fare ad Acireale il crimine non paga ed anche quest’opera è destinata a soccombere sotto cumuli di spazzatura, che non viene rimossa per scelta tecnica, in quanto rispristina lo stato dei luoghi ed il principio di legalità.

Fabio D’Agata

Foto Petra Sappa