Cable Park, cronistoria di un’occasione mancata. Dieci ettari di malinconia

ACIREALE – Giugno del 2016 la società Wake Surf Center s.r.l. indirizza al SUAP le richieste per ottenere le autorizzazione per la realizzazione del Cable Park. Bisogna, però, che vi sia il cambiamento da area agricola a verde pubblico, area giochi, area sportiva. E’ quello che richiede il SUAP.  C’è ancora da aspettare per l’acquisizione della VAS (Valutazione Ambientale Strategica). Acquisizione della VAS che un anno dopo veniva considerata non necessaria ai fini della costruzione del Cable Park.

Luglio 2017, viene convocata una conferenza dei servizi, viene acquisito il nulla osta della soprintendenza ai beni culturali di Catania in cui si afferma che il sito non ricadeva in un’area vincolata. Nella stessa conferenza dei servizi viene presentato il parere favorevole del Genio Civile, il parere favorevole dell’ASP di Acireale e di Catania.

Intanto, però, la società procedeva, dopo aver presentato la CILA, nei lavori di realizzazione dell’impianto sportivo. Venivano realizzati l’invaso, dei tralicci, due prefabbricati con basi di cemento armato con struttura in legno lamellare e due tamponature di legno rispettivamente di 80mq. e  450mq.

21 luglio 2017, il dirigente del Settore Urbanistico del Comune di Acireale dispone la sospensione dei lavori e il corpo della Polizia Municipale esegue il sequestro preventivo delle opere considerate “un insieme sistematico di interventi edilizi in violazione delle prescrizioni dello strumento urbanistico vigente”.  Ed ancora, gli interventi realizzati non potevano essere compresi in quelli “assentibili” mediante CILA particolarmente i due edifici. Il sequestro viene anche motivato, secondo il dirigente del settore urbanistico del comune di Acireale, per la mancanza del nulla osta della soprintendenza ai Beni culturali e Ambientali. Il sequestro, comunque, non durò molto perché successivamente venne revocato visto che la società aveva prodotto il nulla osta della soprintendenza ai beni culturali e ambientali

La storia non è ancora conclusa. Arriva ancora un altro organo dello Stato a cercare di fare chiarezza. Il TAR viene chiamato in causa dalla ditta che vuole sapere perché non ha ricevuto nessuna risposta in riferimento alla VAS da parte dell’assessorato regionale, ricorre anche perchè considera illecita la sospensione dei lavori e per l’ingiunzione di demolizione delle opere considerate abusive e ricorre contro il provvedimento dello sportello unico del comune di Acireale che aveva rigettato il progetto presentato per la realizzazione del Cable Park. Il TAR si pronuncia affermando che “la valutazione della conformità degli interventi effettuati alla normativa riportata deve essere svolta  con riguardi ai singoli interventi e non come ritenuto dall’amministrazione in modo globale…” Ed ancora, sempre il TAR valutava come necessario il permesso di costruire per la realizzazione dei due prefabbricati specificando che le opere vanno considerati isolatamente e che non possono essere considerati non conformi allo strumento urbanistico ma, allo stesso tempo, valuta legittimo “il diniego dall’istanza di accertamento di conformità.”  Ancora, il TAR considerava non compatibile l’invaso con la destinazione agricola e considera, altresì, illegittimo il diniego di approvazione del progetto.

Il contendere è essenzialmente riferito all’invaso e alla costruzione dei due fabbricati. Per l’invaso la società, ricordiamo, ha avuto parere favorevole della soprintendenza ai beni culturali e ambientali e del Genio Civile mentre per i due prefabbricati la società indicava che le due strutture sono ancorati a terra con dei bulloni facilmente rimovibili.

Una questione complessa dove sono intervenuti la società, il dirigente del Settore Urbanistico del Comune di Acireale, il TAR e il tribunale. Montagne di carte e numerosi articoli di legge fanno da contorno ad una vicenda che poteva rappresentare un momento di crescita per la città e che, invece, si è trasformato in un groviglio burocratico e giuridico. La questione, come era prevedibile, arriva anche al Tribunale di Catania, il 7 maggio 2019 il PM Santonocito chiede l’archiviazione che viene accolta dal giudice Mirabella.

Intanto, dalle nostre fonti, apprendiamo che la società si appresta a chiedere al comune di Acireale un risarcimento milionario. Come finirà? E’ presto per dirlo ma la speranza rimane sempre quella di vedere sorgere l’impianto sportivo Cable park, chiudere i contenziosi come farebbe il buon padre di famiglia, ovvero cercando e trovando una soluzione per far si che quei dieci ettari possano  diventare luogo di sport e di svago invece di essere avamposto degli incivili che abbandonano ogni tipo di rifiuto.

(mAd)