Cari concittadini, ieri sera la Città ha vissuto dei momenti magici di Salvo Nicotra

 

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Cari concittadini, ieri sera la Città ha vissuto dei momenti magici. Avverto la necessità di intervenire perché, laddove mi sarà consentito, vorrei che attraverso questi momenti tutti noi , e sottolineo il “tutti”, trovassimo le ragioni per contribuire, ognuno per i ruoli che riveste, a migliorare sé stessi e di riflesso la Città in cui viviamo.

La cattiveria (non sono polemico) non aiuta a migliorare la nostra Citta, vi è la necessità di connettersi alle frequenze positive della vita. E chi misura l’arte con i metriquadri dimostra di essere condizionato da elementi di povertà interiore che non gli consentono di alimentare le corde della sensibilità che, al contrario, possiede chi desidera condividere attraverso un moto energetico reciproco le ragioni di un impegno per la comunità in cui vive. E’, quindi, un esercizio che non può essere svolto in solitudine, vi è la necessità di mutuare le differenze per giungere a soluzioni in grado di fornire esiti capaci di irradiare le attese di tutti. E’ un cammino di sussidiarietà, dove ognuno conduce il meglio di sé, che determina un tragitto virtuoso che a sua volta restituisce ai suo attori le ragioni per andare avanti. E’ un atto di generosità e come tale non può essere ostentato né presentato alla sconto: chi lo fa dimostra che tanto generoso non lo è e soprattutto dimostra di essere dipendente dell’atto che compie, una dipendenza che condiziona il risultato complessivo atteso per configurare segmenti di egoismo destinati a produrre solamente il senso dell’effimero.

E tuttavia chi possiede le sensibilità per cogliere le armonie e le distonie che compongono un sistema ha il dovere di analizzare le seconde servendosi delle prime con il preciso intento di annegare le prime nelle seconde e le seconde nelle prime (scusate la ripetizione) e ciò per giungere ad una sintesi ideale in grado di determinare un risultato che testimonia i percorsi di tutti.

E cosa ha fatto ieri il sindaco Roberto Barbagallo se non questo. Ha colto nel segno, ha individuato nel Bellini le ragioni per stare tutti insieme, consapevoli delle difficoltà che abbiamo innanzi e di quanta necessità vi sia di comprendere le ragioni di ognuno di noi: a tutti i livelli. E lo fa scegliendo un luogo fisico che accomuna identità diverse affinché queste potessero determinarne una univoca. Il Teatro cos’è se non l’espressione di una comune convivenza, dove ognuno individua, dopo aver visto l’intero spettacolo, la quota che più gradisce.

E quindi Roberto coglie l’energia che esprime il Bellini, identifica in questo luogo una sorte di rassegnazione a cui non intende contribuire, gli si scatena dentro una forza incontrollabile che gli consente di osare, lo fa con lo stile che lo contraddistingue: entusiasmo prima di ogni cosa. Libera, con generosità, tutte le energie che possiede fino al punto di disarmare le resistenze di coloro che lo incontrano lungo questo tragitto di matrice belliniana. E’ qui che si riscontrato le disponibilità delle imprese, dei tecnici, degli operai, e di tanti altri. Sono testimone di quanto sia grande l’Acese: in un primo momento l’acese (con la “a” minuscola) cede, con difficoltà, alla richiesta del Sindaco, come per dire: ”me lo sta chiedendo u Sinnicu, no non ci pozzu dire di no”, in secondo momento la “costrizione“ della prima ora si converte in puro piacere ben visibile nei volti di quanti si sono spesi in questa scommessa, non più associata alla figura “du Sinnicu” ma al senso che questi riesce a trasmettergli: Il senso dell’amore per la propria Città. Una metamorfosi ideale che ha consentito tutto quello che si è visto ieri.

E cosa si è visto ieri: una città stretta attorno al loro teatro che ha acceso le luci della speranza, delle ragioni per proseguire un cammino che non può e non deve interrompersi. Barbagallo ha interpretato le ragioni di tutti e di questo non va ringraziato semmai sostenuto. Barbagallo ha preteso che gli spettacoli di danza e di musica si svolgessero dentro le mura del Teatro con il preciso significato di far vibrare dall’interno le note di vita che si propagavano verso l’esterno : una interiorità espressa con vigore.

Sono sensazioni che non hanno bisogno di metri quadri- per riprendere il concetto di prima- Barbagallo porterà avanti il progetto che in più occasioni ha precisato essere costituito da tre fasi. La prima è stata superata, presto si avvierà la seconda per giungere, tra qualche anno, all’avvio della fase finale che prevede la riapertura totale del Teatro. E’ certo che nessuno ha la bacchetta magica, si commetteranno degli errori, per carità, si perderà più tempo del previsto ma una cosa è certa: le idee ci sono, la voglia di fare è forte, l’impegno è massimo.

Il Bellini non risolve tutti i problemi della Città: E’ verità assoluta e tuttavia nessuno lo ha affermato. E tuttavia il Bellini, attraverso il significato che gli si vuole attribuire, serve a mantenere i motori a regime per affrontare un 2015 intenso, orientato allo sviluppo e alla ricerca della soluzioni possibili per la ripresa della nostra Città, a tutti i livelli. E per giungere a questo risultato necessità il contributo di tutte le forze della città ivi compreso di coloro che anziché avviare un processo di analisi interno usano le armi della denigrazione per celare un malessere tutto proprio. E Barbagallo dovrà occuparsi anche di questo e cioè di consegnare a costoro le motivazioni per ricostruire l’armonia che serve alla Città, si cari concittadini, avete capito bene, serve anche la loro armonia: una armonia che non deve essere né di parte né complice ma al servizio dell’equilibrio sociale. In questo bisogna essere assolutamente severi.

(Salvo Nicotra)