Carnevale: deficit, tre edizioni lacrime e sangue ed una richiesta di finanziamento per 300 mila euro. Il sindaco Alì non riduce il contributo malgrado il ticket a pagamento.

Il carnevale di Acireale edizione 2019 “resta nella storia”, questo è un dato certo.

Nella delibera di giunta n. 212 del 12 nov. 2019 è concesso lo stesso contributo comunale (595 mila euro) malgrado anche per l’edizione del 2020 è previsto un ticket di pagamento per l’ingresso al circuito. Nella stessa delibera di giunta è inclusa anche la relazione della fondazione del carnevale in cui, tra l’altro, vi è inserito il passaggio relativo alla richiesta di un finanziamento al Credito Valtellinese per 300 mila euro.  Alla luce di ciò sorgono alcune domande che meritano risposte e chiarimenti.

Il sindaco di Acireale Stefano Alì in numerosi passaggi ha sempre espresso il concetto che il ticket a pagamento era ed è sostanzialmente necessario perché il carnevale di Acireale deve riuscire a camminare con le proprie gambe senza dover dipendere quasi completamente dai contributi pubblici. Proprio alla luce di queste motivazioni l’edizione 2019 ha avuto una contrazione del contributo dell’11% passando a 595 mila euro. Come sappiamo, però, l’introduzione del ticket non ha prodotto alcun beneficio alle casse del carnevale, al contrario si è riscontrata una perdita che al momento si attesta intorno ai 420 mila euro ma che sembra essere destinata a crescere ancora. In ogni caso le motivazioni per l’introduzione del ticket restano invariate. Il Comune avrebbe dovuto ridurre le risorse da destinare al carnevale almeno secondo le parole del sindaco di Acireale. Ma non sembra che alle parole sono seguiti i fatti ed infatti nella delibera di giunta 212 del 12 novembre 2019 viene, appunto, riconfermato il contributo dell’edizione precedente.

Il secondo dato che emerge alla nostra curiosità è quello relativo alla formulazione della delibera. Alla stessa infatti troviamo inserita la relazione del nuovo cda della fondazione del carnevale. Una relazione che traccia un quadro della situazione economica e contabile della fondazione, che prevede alcuni tagli alle spese e indica la richiesta al Credito Valtellinese di un finanziamento per 300 mila euro. Ovviamente senza risorse il carnevale non può vivere, ci sono fornitori da pagare ed un bilancio da sanare ma quello che ci sembra fin troppo evidente è il dato relativo alla richiesta del finanziamento. In questo caso l’Ente deve porre la massima attenzione nel fornire eventuali “garanzie”. Possiamo affermare, infatti, che il danno erariale può derivare anche quando si forniscono “garanzie alle operazioni di finanziamento da parte di terzi  (banche, società finanziarie, etc.), dalla svalutazione della partecipazione sociale derivante dalle condotte degli amministratori che determinano un downgranding della società”.  Ed ancora, gli eventuali danni erariali sono imputabili agli amministratori dell’Ente che controlla la fondazione qualora si omettono i “necessari poteri di indirizzo e di vigilanza sulla gestione e con essi potrà concorrere la responsabilità degli amministratori della società”. Ovviamente gli amministratori dell’Ente pubblico si tengono ben lontani dal fornire “garanzie” al fine dell’ottenimento del finanziamento richiesto dalla fondazione del carnevale e la stessa fondazione impegnerà solo risorse derivanti dagli sponsor ai fini di pagare il dovuto alla banca che concede il finanziamento.  Bene ha fatto il sindaco ad inviare una nota alla Corte dei Conti così come operò il sindaco di Prato nel gennaio 2012.

Per l’edizione 2019 e con i conti che fin qui abbiamo avuto modo di conoscere ci limitiamo a riportare alcuni passaggi della sentenza della Corte dei Conti per la Regione Toscana in riferimento ad un procedimento “originato da una nota del 26 gennaio 2012 con cui il Sindaco di Prato, sulla base di una relazione del 27 dicembre 2011 dei neonominati componenti del Consiglio di Amministrazione della Fondazione “Centro Scienze Naturali di Prato”, segnalava ipotesi di irregolarità dannose riconducibili alla gestione del predetto Centro sino al gennaio 2011”.

Alcuni passaggi: “… qualora l’amministratore di un ente, anche avente natura privata, cui siano erogati fondi pubblici, per sue scelte incida negativamente sul modo d’essere del programma imposto dalla Pubblica Amministrazione, alla cui realizzazione esso è chiamato a partecipare con l’atto di concessione del contributo, in tal modo determinando uno sviamento dalle finalità perseguite, egli provoca un danno per l’ente pubblico del quale deve rispondere davanti al giudice contabile.”

Quando ancora può esercitare i propri poteri la Corte dei Conti?

Riportiamo dalla Corte dei Conti per la Regione Toscana. “…“che il “Fondatore originario” è il comune… che il patrimonio iniziale della fondazione è costituito dal Fondo di dotazione conferito dal comune…. che la maggioranza dei componenti del Consiglio di Amministrazione – composto da un minimo di cinque ad un massimo di nove membri, compreso il Presidente – è nominata dal Fondatore originario…”.

Ed ancora è di interesse della Corte dei Conti quando:  “le funzioni svolte sono di interesse pubblico”, “ la gestione della fondazione in esame è soggetta a direzione e controllo da parte dell’ente pubblico fondatore”, “l’attività è finanziata (direttamente o indirettamente) in modo maggioritario da enti pubblici”.

(mAd)