Centro Commerciale Naturale – Opportunita’ per Acireale

Anche ad Acireale si prova a ripartire, la pausa forzata dettata dall’epidemia tuttora in corso e con cui conviveremo per i prossimi mesi, ha incrinato un’economia urbana fatta prevalentemente di piccolo commercio, artigianato e somministrazione, in una città che negli anni ha smarrito le proprie vocazioni turistiche e che stenta a trovarne di nuove.

La recente nota della Confcommercio acese, apre il dibattito e questo è sicuramente un segnale positivo in una comunità in cui le proposte sono poche e spesso poco coerenti tra loro. La più importante associazione dei commercianti acesi, prova a dare un contributo introducendo la principale novità che segnerà i prossimi mesi, ovvero la necessità di distanziamento sociale a cui gli esercenti dovranno impegnarsi.

Leggendo la loro proposta alla città, salta subito in evidenza un tono velatamente imperativo :” A seguire il cronoprogramma che vogliamo sia applicato“, a cui segue la richiesta di chiusura del centro storico a partire dalle 21 con possibile estensione oraria alle 22,30 per gli esercenti non food.

Irricevibile, ovviamente, per i ristoratori e per i locali di somministrazione, che hanno l’esigenza di “montare” i dehors e quindi non possono certamente iniziare alle 21 le loro attività che, a causa delle disposizioni sanitarie, avranno una maggiore superficie in esterno rispetto a quella interna delle sale.

A stretto giro le proposte del Consigliere Orazio Fazzio che media sugli orari alle 20.15 e del Consigliere Fontanesca, commerciante e quindi direttamente interessato dalle scelte in tema di organizzazione commerciale, che si schiera dichiaratamente dalla parte dei locali di somministrazione che non possono iniziare le attività in tarda serata.

Insomma, a sentire le voci in città sembrerebbe ricominciata la vecchia guerra di religione, tra commercianti pro e contro ztl, una tragicommedia tipicamente acese che da una ventina d’anni ci accompagna, lasciando sul terreno solo vetrine chiuse e desertificazione commerciale.

Probabilmente i commercianti in città non hanno ben compreso che siamo davanti ad un’enorme opportunità, i centri commerciali, già in crisi di vendite e gravati da costi enormi ben prima della pandemia, oggi rischiano di perdere grandi percentuali di clientela che, inevitabilmente si orienteranno verso i cosiddetti “Centri commerciali Naturali”, luoghi culturali in cui in tutte le città europee si svolge la vera vita dei centri storici, mescolando locali di somministrazione, di vendita ed artigianato.

La nuova opportunità, di cui per coerenza ha parlato anche Confcocommercio, riguarda la rinascita dei centri Commerciali naturali, ma tale modalità di commercio ed intrattenimento si configura solo con una limitazione del traffico veicolare e con la gestione corretta delle Zone a traffico limitato e delle aree pedonali.

I locali ed i bar dovranno necessariamente allargare le loro aree di vendita all’aperto e questo si può fare solo a favore di una riduzione del traffico urbano privato, da sostituire con quello del Trasporto pubblico locale, e della ciclabilità. Non si tratta del nostro punto di vista ma della direzione obbligata che tutte le città stanno assumendo, anche in conseguenza delle misure di distanziamento sociale .

Pensare che tutto questo si possa svolgere dalle 21 in poi, lasciando il resto nel traffico e anacronistico, l’amministrazione deve cogliere questa opportunità e spiegarci dove sia finito il PGTU con i suoi step e quali scelte intende fare con i fondi di Agenda urbana i cui bandi scadranno a Giugno. Tali bandi prevedono grandi investimenti in piste ciclabili e navette elettriche, ma non abbiamo ancora capito dove saranno allocate e con quali contesti.

Probabilmente il commercio acese sconta anche una carenza d’investimenti, sia pubblici che privati ed un’offerta commerciale che non è allineata pienamente ai gusti del pubblico, ma per investire occorrono certezze e queste certezze possono venire solo da un’attenta programmazione della gestione dello spazio urbano in una logica di maggiore vivibilità.

Fabio D’Agata