Come cambiano gli appalti.

Cambia di nuovo il Codice degli appalti, strumento normativo nato nel 2016 con il presupposto di mettere ordine nel complesso mondo dei lavori pubblici, il testo redatto con il contributo dell’ANAC (autorità anticorruzione) guidata ancora per poco, dal Magistrato Raffaele Cantone e ampiamente criticato  nelle fasi iniziali, dalle imprese e dalle amministrazioni pubbliche .

Il Testo unico sugli appalti aveva, nella visione originaria, lo scopo di arginare il fenomeno corruttivo dilagante in Italia e di limitare l’infiltrazione delle mafie nel settore dei lavori pubblici, il testo elaborato con la lente dell’analisi giudiziaria contiene , a mio parere, numerose imperfezioni frutto di una scarsa conoscenza dei meccanismi con cui la corruzione e l’infiltrazione della criminalità organizzata si esplica quotidianamente, ho scritto, la scarsa conoscenza,  proprio perché chi ha elaborato il testo è caduto nell’errore grossolano di credere che la corruzione e l’infiltrazione mafiosa siano una pressione che un soggetto malato, le mafie, operano su un soggetto sano , lo Stato.

In realtà la faccenda è molto più complessa e le recenti inchieste sulla corruzione in Italia, descrivono meglio il fenomeno in cui le due parti si contaminano vicendevolmente in una sfumatura di grigi che in taluni casi rende difficilissimo capire quale delle due parti sia prevalente, lo stesso reato di concorso esterno in associazione mafiosa, a cui il legislatore non ha mai voluto dare vita propria, rende difficile capire chi tra i due soggetti che concorrono al reato agisca con la modalità mafiosa, confondendo in un gioco delle parti il funzionario pubblico o il politico che cerca un vantaggio personale,  dal mafioso o presunto tale che glielo offre.

I vincoli posti alla base del Codice appalti nella formulazione originaria partivano dalla considerazione errata che,  se la gara è al massimo ribasso, le imprese mafiose che dispongono di capitali da riciclare sono più avvantaggiate nel formulare ribassi eccessivi rispetto alle imprese oneste che devono sottostare alle leggi del mercato.

 Inoltre lo sbarramento della possibilità di ricorrere al subappalto nella misura massima del 30%, cassato dalle norme europee, nasceva sempre dal pregiudizio frutto di logiche repressive, che un’impresa mafiosa s’inserisce prevalentemente nel subappalto delle opere pubbliche, in quanto non ha i requisiti soggettivi per partecipare alla gare .

Entrambi i presupposti sono sbagliati e frutto di una scarsa conoscenza del settore, il ribasso di una gara è frutto di una valutazione sui prezzi di capitolato e della capacità organizzativa dell’impresa che deve svolgere il lavoro, se i prezzi posti a base d’asta sono stati gonfiati dal progettista per aumentare la propria parcella o per scarsa conoscenza del settore, utilizzando lo strumento dell’analisi prezzi invece di adoperare i prezziari pubblici, si determina un naturale aumento del ribasso;  inoltre se l’impresa è specializzata e dispone di tecnologie adeguate potrà ridurre i costi ed offrire un prezzo più basso seguendo le logiche di mercato.

Sul subappalto le verifiche a cui è sottoposta un’impresa subappaltatrice sono le stesse di chi partecipa ad una gara, pertanto l’idea che “i mafiosi” partecipano ai subappalti e le imprese oneste sono inconsapevoli di ciò che avviene intorno a loro è semplicistico, basterebbe pensare ai general contractor degli anni 80 che un “profeta” dell’antimafia come Pippo Fava chiamava giustamente “cavalieri dell’apocalisse mafiosa”, per capire esattamente come stanno le cose. Le imprese sono tutte soggette ai medesimi controlli antimafia e la verifiche sono le stesse per tutti, inoltre nessun’impresa,  seppur sostenuta da capitali illeciti, avrebbe interesse a buttarli in un lavoro in perdita disponendo di numerosi meccanismi più redditizi per riciclare capitali di dubbia provenienza.

Il sistema sin qui adottato dalle amministrazioni dell’offerta economicamente più vantaggiosa, è in realtà un mezzo che si presta ad infiltrazioni corruttive delegando ad una commissione dalla dubbia composizione di decidere cosa sia vantaggioso per l’amministrazione, affidando a soggetti spesso vicini alla politica un enorme potere discrezionale, sufficiente a far vincere un appalto all’impresa prescelta dal trafficante d’influenze di turno, pertanto il sorteggio tra pari o il massimo ribasso tutelano maggiormente il soggetto pubblico dal rischio di corruzione.

Le novità introdotte dal Governo sono almeno in prima stesura le seguenti: