Come orientarsi sorridendo nella babele delle comunicazioni istituzionali durante la pandemia

E’ inutile nascondersi: dal 21 febbraio ci siamo scoperti tutti molto più vulnerabili di quello che pensavamo. Da quella prima segnalazione dell’ANSA ad oggi, la nostra quotidianità è stata messa in standby e non si riesce a capire quando ne verremo fuori, come tutte le comunicazioni ufficiali ci confermano: andrà tutto bene, uniti ne usciremo, supereremo anche questa, ecc.

Nel frattempo abbiamo attraversato una babele di comunicazioni che non si può dire che ci abbia lasciato indifferenti, governo, regioni e amministrazioni comunali ci hanno resi spesso osservatori sospettosi e fruitori divertiti di gustosi ed impagabili eventi comunicativi. Che comunque hanno fornito un ottimo diversivo per contrastare la seria paura di ammalarsi che con intensità diversa potremmo provare.

Oddio, non è che sono mancate le parole grosse: incapacità, ipocrisia, opportunismo, allarmismo, irresponsabilità e chi più ne ha più ne metta; che sarebbero anche comprensibili se solo si pensa alla grave crisi sociale che l’isolamento necessario per fermare il contagio, inevitabilmente provocherà e che si abbatterà su fasce anche ampie della popolazione.

Ma poiché non sono all’altezza di fare analisi su temi così importanti, proverò a guardare a quello che è accaduto con bonarietà (non si fanno processi durante la guerra, leggevo da qualche parte) e cercando di far emergere quanto ho vissuto in prima persona.

Veniamo al dunque: giorno 7 marzo mattina il nostro Sindaco, la massima autorità sanitaria comunale, nel suo profilo Facebook posta una foto al mercato del sabato acese e scrive che è “importante mettere in pratica le raccomandazioni indicate nei decreti, il corretto comportamento di ognuno di noi è lo strumento principale per combattere la diffusione. Ma non bisogna neanche cadere nella trappola della paura. Dobbiamo vivere la nostra vita e mantenere le abitudini, senza esagerare con precauzioni inutili”.

Mi sentii risollevato, erano giorni che le comunicazioni pubbliche assumevano toni cupi: emergenza sanitaria, paragoni con la Cina, ecc.

Purtroppo però la mia curiosità mi ha spinto a guardare con attenzione gli aggiornamenti della protezione civile nazionale, quelli fruibili on line in diretta alle ore 18 circa di ogni giorno. Che nello stesso pomeriggio del g. 7, dopo aver snocciolato i dati dell’aumento del contagio, attraverso la parola del Presidente dell’ISS Silvio Brusaferro, sottolineava: “abbiamo evidenze di atteggiamenti qualche volta superficiali, non consapevoli del rischio che si corre e si fa correre nel violare le raccomandazioni”. Ve le ricordate vero? Lavarsi spesso le mani, evitare luoghi affollati, mantenersi a distanza di almeno un metro l’uno dall’altro, ecc. Specie per gli anziani si ribadiva la opportunità di muoversi “il meno possibile dalla propria abitazione, se devono muoversi evitino luoghi affollati, non affollino pronti soccorsi…”.

Insomma consapevolezza dei rischi, ma senza esagerare con precauzioni inutili! Come se non bastasse, il giorno dopo giunge la comunicazione del sindaco che prevede (cfr. punto 7 del post nella sua bacheca del g. 9 marzo) la chiusura degli esercizi commerciali e del mercato del sabato. Le precauzioni inutili si trasformano immediatamente.

Arrivano i DPCM che sostanzialmente scelgono l’isolamento per gli italiani come mezzo fondamentale per impedire il contagio del virus e che vengono in città recepite dall’ordinanza comunale n. 45 del 10 marzo con la quale tra le altre cose si stabilisce che “sono sospese le cerimonie legate alle celebrazioni di matrimoni e funerali. Per i matrimoni già fissati e non differibili si svolgeranno unicamente in forma privata in presenza degli sposi, dei testimoni, dei familiari più prossimi e degli officianti, nel rispetto delle normative prescritte. Le tumulazioni si svolgeranno in forma strettamente privata e nell’osservanza delle prescrizioni normative”.

Manco a dirlo il 19 marzo, festa di San Giuseppe, il primo cittadino celebra un matrimonio già fissato e non differibile. Con tanto di foto e post in evidenza. Si è scatenato il finimondo su tutti i social cittadini, quelli per così dire comodi e quelli scomodi. Ho visto scrivere gente che non partecipa con regolare frequenza alle varie discussioni, e sono state critiche anche pesanti.

C’è da dire che in tutta Italia si sono celebrati matrimoni civili, certamente indifferibili. Quello che forse ha colpito di più nel nostro caso è una foto dove tutti sono vicini e le famose distanze di sicurezza non sono rispettate. Proprio quelle di cui parlava Brusaferro.

Naturalmente, il post aveva valenza rassicurante. Voleva essere un modo, dirà poi il nostro primo cittadino, di dare un messaggio di speranza. Il problema è che in quei giorni, ma anche oggi, i social sono pieni di foto di gente che festeggia compleanni, anniversari, ecc. a distanza dai propri cari per non essere tornati responsabilmente a casa, anche vivendo semplicemente in un’altra città della Sicilia, per non mettere in crisi i propri cari. Forse anche questo è amore, e speranza!

Mentre la pandemia va avanti, e noi pian piano rovesciamo il nostro atavico pregiudizio tecnologico, emerge la sempre più chiara di quella che sarà la crisi economica che ci aspetta. Il numero di contagi e di morti purtroppo non accenna a fermarsi, solo i dati degli ospedalizzati danno oggi un certo respiro e la sensazione che potremmo speriamo presto cominciare una curva in discesa. Gli inviti alla prudenza sono quotidiani specie dai presidenti delle regioni del nord più colpite e di quelli del sud, Musumeci in testa, che sperano (insieme a tutti noi) di limitare i danni.

Da noi, in città, spunta un video sull’accompagnamento di un defunto in Corso Italia. Non hai nemmeno il tempo di rifletterci su per capire cosa succede che ecco che arriva, consolante, l’ennesima piccola tabella: questa volta sull’andamento dei decessi.

Ci spiega come il numero dei morti nei primi 3 mesi di quest’anno sia inferiore al numero registrato negli stessi mesi degli anni 2017, 2018 e 2019. Non è facile capire cosa ci si vuol comunicare attraverso di essa. Sono dati oggettivi. Ma quale significato attribuire loro? Può essere consolante in tempi di pandemia sapere che abbiamo sin qui avuto meno decessi? Se tutti in Sicilia si aspettano il picco verso metà mese e ripetono continuamente di mantenersi alle disposizioni ricevute, possono indurre noi cittadini a maggiore tranquillità?

Personalmente credo che le migliori comunicazioni del Sindaco siano quelle relative ai controlli in città e alle osservazioni sui tamponi per le persone in quarantena. Il resto è contraddittorio e confusivo tanto da spingere qualcuno a presentare una petizione on line per chiederne le dimissioni.