Com’è Profondo il Mare

Ci siamo occupati della spiaggia delle Cocole fin dal termine della stagione balneare, nel mese di settembre, documentando la mancata rimozione della piattaforma del lido che da molti anni occupa parte dell’unica spiaggia acese, condividendola con una trattoria ed alcune centinaia di bagnanti.

Ce ne siamo occupati lamentando che nessun organo d’informazione oltre noi avesse notato che la procedura di destagionalizzazione, invocata dal gestore per mantenere in opera la struttura del lido, era piuttosto anomala, in quanto il lido era sempre chiuso.

La destagionalizzazione, introdotta dal legislatore per aumentare la fruizione turistica dei territori esiste nella misura in cui gli stabilimenti balneari utilizzano le concessioni demaniali annuali, per proporre un’offerta di somministrazione o di ristorazione che permetta di vivere il mare anche d’inverno. Se però la destagionalizzazione viene utilizzata per evitare i costi di smontaggio, trasporto e ricovero degli stabilimenti, evidentemente siamo in presenza di qualcos’altro.

Parallelamente alla nostra attività d’informazione si costituiva un comitato spontaneo di cittadini che chiedeva

sostanzialmente il rispetto delle norme sulle concessione, anche in funzione di presunte irregolarità nella costruzione del lido, pare che la struttura sia stata arretrata negli anni rispetto alle planimetrie ufficiali e questo arretramento, che di fatto fa coincidere il limite del lido con la strada comunale, è stato giustificato con un’ipotetica erosione costiera, che in una zona rocciosa, appare poco credibile.

Talmente poco credibile che l’ufficio regionale per l’ambiente UTA nel sopralluogo del 19/11/2019 rileva tali difformità ed avvia il procedimento di revoca della concessione del 2007 e successive, intimando al gestore lo smontaggio della struttura, smontaggio iniziato da alcuni giorni e che ha riportato il mare in via Argenta.

Si il mare, perché questa alla fine non è solo una storia di atti amministrativi che si susseguono e nemmeno una palese disattenzione degli organi preposti alla vigilanza, che si attivano solo dopo le istanze del comitato ed i nostri articoli, ma è soprattutto una storia di mare e di paesaggio.

I nostri territori sono stati devastati dalla speculazione edilizia, che ha di fatto cancellato la vista del mare dai paesi costieri, le frazioni marinare sono invase da costruzioni sorte proprio sulla linea di costa che oltre ad impedire la semplice percezione di essere in un paese di mare, ipotecano lo sviluppo dei territori stessi che hanno la loro principale risorsa nascosta da una teoria di case sfitte.

In questo contesto, la presenza di una spiaggia, l’unica fruibile di tutto il territorio acese ed occupata anche d’inverno da una baracca vuota era l’ultimo sfregio ad una bellezza che non meritiamo e che non riusciamo a trasmettere integra ai nostri figli, commettendo il più grande errore che una civiltà possa compiere, l’interruzione della speranza di futuro e della trasmissione di memoria, perché senza memoria, come diceva qualcuno non c’è futuro.

Fabio D’Agata