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Corruzione, Istruzioni per L’uso

La recente inchiesta della Procura di Catania, denominata “buche d’oro” a carico di alcuni funzionari dell’Anas di Catania, ha riacceso i riflettori dei media sul fenomeno atavico della corruzione.
Ovviamente non parliamo delle inchieste in corso e non facciamo cronaca per scelta editoriale, i funzionari coinvolti avranno tutte le opportunità previste dalla legge per palesare le loro ragioni, ma del fenomeno corruttivo e delle inchieste concluse si può e si deve parlare.
Pensavamo che tangentopoli si fosse conclusa con un lancio di monetine sulla testa del meno ipocrita dei politici di quella stagione, forse uno dei pochi che ha avuto il coraggio di dire in un Tribunale ciò che tutti pensavano ma che nessuno avrebbe mai messo a verbale, ed invece siamo costantemente invischiati nelle stesse faccende, che da migliaia di anni pongono l’interesse del singolo al di sopra di tutto e di tutti.

La corruzione è un male endemico,come la malaria, per sminuirne il peso la si avvolge di un sostrato culturale, familistico, come se un reato collettivo fosse meno grave di uno praticato da pochi.

In realtà la corruzione intesa come aggiramento delle regole poste a salvaguardia del vivere comune è un fatto che ci tocca profondamente e che origina nell’individualismo sfrenato che una società fondata e cresciuta sul culto del denaro ha diluito a metodo per ottenere rapidamente, ciò che invece richiede competenza, merito e fatica.

Innumerevoli gli studi scientifici sulla corruzione e sui suoi effetti devastanti per l’economia di un paese industrializzato, distoglie gli investimenti esteri, vanifica la meritocrazia e crea disaffezione per l’impegno professionale e civile dei soggetti onesti, riducendoli ad eccezioni marginalizzate di un mercato del lavoro che di mercato non ha più nulla.

Numerosi ricercatori hanno studiato la relazione tra la corruzione e diverse caratteristiche delle istituzioni politiche.

In generale, ci si attende che certi fattori facilitino, o ostacolino, la presenza di fenomeni corruttivi. Per esempio, un regime democratico di buona qualità offre ai cittadini maggiori possibilità di controllare i politici e, qualora essi si rivelino corrotti, di punirli non rieleggendoli. Una stampa libera dovrebbe poi favorire la trasparenza, che è strumentale al controllo democratico e, per questa via, rendere più difficile la corruzione.

Si è inoltre notato che paesi ove le donne occupano con maggiore frequenza posizioni di potere hanno in media un livello di corruzione più ridotto, stesse percentuali per le società ad alto grado di istruzione e partecipazione alla vita civile, ed quasi assente nei settori ad alta intensità culturale, nelle arti, nelle discipline scientifiche pure e letterarie.

Nella pubblica amministrazione è un cancro che una legislazione debole e spesso scritta da corrotti e corruttori, rende la vita economica delle imprese quasi impossibile, si può competere con investimenti e tecnologie ma se il gioco è truccato salta l’equilibrio e si bruciano ingenti risorse senza risultati distogliendole dalla ricerca delle migliori professionalità, a che serve saper fare un buon lavoro se poi non te lo fanno fare.

L’impatto con la corruzione è sempre dirompente, ne sentiamo parlare ovunque ma è quando ti viene chiesta una tangente per poter semplicemente lavorare che realizzi che la stanza è vuota ed è arrivato il tuo turno. Le belle parole si infrangono nel muro delle scelte ed esistono solo due possibilità tra le infinite sfumature di stile a cui la cronaca ci aveva abituato.

Puoi stare al gioco e “chiudere un occhio” lasciando il mondo com’è, non come dovrebbe essere, oppure provare a cambiare qualcosa, interrompere il flusso cercando non tanto di modificare la struttura invariata di una società stanca e immutabile, ma almeno di cambiare il tuo mondo ristretto ma, in quanto tuo, fondamentale, sperando che serva almeno d’esempio per qualcun’altro ed inneschi una reazione di massa critica che muti quella struttura inattacabile ma in fondo nella sua umanità, modificabile.

Non è bello vedere arrestare qualcuno con una busta in mano, tradendo la sua fiducia ed interrompendo la quotidianità di una famiglia, di una vita, di un uomo.

Il vantaggio è spesso inesistente e le ripercussioni, talvolta, dense di ripensamenti, ma la soddisfazione di fare, ogni tanto la cosa giusta e poter dire che, per fortuna, non siamo tutti uguali non ha prezzo.

Fabio D’Agata

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