Covid e il colore della discordia. Il sindaco Alì attacca Nello Musumeci

ACIREALE – Dopo il primo scossone dovuto alla notizia della conversione del nosocomio di Acireale in covid-hospital che ha visto la protesta dei sindaci per la decisione presa dall’assessore regionale alla salute Ruggero Razza, dopo che l’ASP ha comunicato la modalità di riorganizzazione dei reparti ospedalieri e quelli (quattro) che sono rimasti all’interno del S. Marta e S. Venera e dopo l’incontro al Santuario di Loreto dove il vescovo Raspanti ha promosso l’incontro tra i sindaci, i deputati acesi alla Regione e l’assessore Razza insieme ai vertici ASP, sembra che il duello a distanza tra il sindaco di Acireale Alì e il presidente Musumeci non si è ancora concluso.

Ieri (5/11/2020) appresa la notizia che ha visto la Sicilia colorarsi di arancione il sindaco Alì ha trasmesso ai media una nota in cui, tra l’altro, si affermava: “Ai meno informati, ha destato stupore la collocazione della Sicilia in fascia arancione, ma chi ha avuto modo di leggere il decreto richiamato non si è affatto stupito, in quanto non sfugge come la nostra Regione, purtroppo, abbia difettato in quanto all’ottemperanza di alcuni tra i parametri richiesti”.

Intanto il presidente della Regione Siciliana faceva la voce grossa e si dichiarava indignato per la scelta di inserire la Sicilia nella “zona arancione”. Ha dichiarato Musumeci “Se volessimo potremmo ricorrere alla giustizia amministrativa, ma serve dialogo, confronto, chiarezza. Basta guardare la comparazione con altre regioni, per capire come la dichiarazione di arancione per la Sicilia sia assolutamente immotivata”.

Sempre tra le dichiarazioni del presidente della Regione Siciliana si legge che la definizione della Sicilia nella fascia arancione “è una scelta poltica”.

Un passaggio che sembra non essere passato inosservato al sindaco di Acireale Alì che nella sua pagina social ha scritto “Ci sono 21 indicatori da verificare. E se la regione non interviene alla prossima verifica settimanale potremmo anche passare a rossa e non saranno scelte politiche”.

Musumeci afferma che l’aver inserito la Sicilia nella fascia arancione è imputabile ad una questione politica mentre Alì ha scritto che “potremmo anche passare” nella fascia rossa “e non saranno scelte politiche”.

La pandemia sta generando conflitti in ogni ambito sociale e politico ed ha aperto una faglia profonda tra il governo regionale e l’amministrazione acese. E’ possibile che ancora non sia stata del tutto ricomposta la frattura apertasi con la decisione di trasformare il noscomio acese in ospedale covid. Nell’incontro di Loreto, infatti, Alì ha chiesto che venisse garantito al S. Marta e S. Venera un punto nascita ma sembra proprio, scusate il gioco di parole, che questa possibilità non vedrà mai la luce. Nelle scelte operate dal governo regionale la voce dei sindaci si è alzata forte ed allo stesso tempo possiamo dire che non ha prodotto alcun risultato di rilievo. Del resto quando si tratta di Salute Pubblica la decisione finale tocca alla scienza e i politici farebbero bene a fare un passo indietro senza cercare consensi provenienti dalla pancia di strati sociali maggiormente esposti al rischio economico.

I fatti restano tutti chiari. Il governo regionale ha deciso per la conversione dell’ospedale acese e il governo centrale ha deciso la colorazione arancione per la Sicilia e così come Alì non potrà cambiare le decisioni dell’assessore regionale Razza, Musumeci non cambierà quelle del ministro Speranza.

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