Di quella pira. Riflessioni e proposte sulla cremazione

In un mio articolo del febbraio 2017 pubblicato su Fancity mi occupai delle condizioni in cui era (è) ridotto il cimitero di Acireale, uno dei più belli d’Italia (ora non più) a parer mio, in seguito al project financing che ha messo tutto nelle mani di un’associazione privata per trent’anni. Invito tutti a leggerlo per non ripetere qui concetti durissimi e dolorosissimi già espressi. Prendo invece spunto da un episodio ivi descritto: il sindaco pro-tempore, a me che gli chiedevo perché non fosse stata avviata la costruzione di un crematorio, troncò l’interrogativo con “non lo fanno altre città, perché dovremmo farlo noi…”

Intendo parlare molto seriamente di cremazione, pregando i miei concittadini di esprimere motivatamente il proprio parere, promettendo che non mi sottrarrò al dialogo, non foss’altro per contarci e capire quali percorsi abbia compiuto la loro sensibilità verso il non secondario problema della tomba con cui hanno dovuto confrontarsi negli ultimi anni, con l’autentico scandalo del ‘caro estinto’: loculi ceduti in enfiteusi, violazioni edilizie, saccheggio delle cappelle gentilizie, furti, sporcizia…

Sono rispettoso della sensibilità della mia gente. Ma notavo molti decenni fa, visitando il cimiterino di Fiesole, sopra Firenze, il valore dato da quella comunità alle semplici tombe in terra (al punto che era difficile trovare spazi ) rispetto ai loculi che per gli acesi sono un minimum post mortem, per i quali si accendono tante battaglie economiche e non solo.

Ho sepolto mia madre nella nuda terra. Si era all’inizio del ’90 e nel trettangolo di san Michele pochi erano gli spazi occupati, quasi sempre da persone indigenti. La mia povera mamma aveva lasciato scritto qusto suo desiderio. Ricordo quanto fu consolante, insieme a fratelli , nipoti, sposi, in una giornata di sole, calare la bara nella fossa preparata poco prima dagli effossores. Non abbiam dovuto sostenere alcuno scontro per questioni di spazi, potendo raccoglierci serenamente nel nostro dolore.

Ora io chiedo: non ritenete che sia giunto il tempo di avere anche la cremazione come scelta, hic et nunc, naturalmente solo per che lo voglia per sé? ( Certo, non come fa Palermo, che possiede un ridicolo forno crematorio che funziona e non funziona, quasi che l’Amministrazione lo tollerasse per non trovarsi in colpa di omissione).

Ma la mia riflessione e la mia proposta vanno avanti, a costo di rimanere per ora isolato, e pone una visione culturale di tipo universale che mutua dall’India la bellezza di simile atto, superando la miseria morale con cui questo momento dell’estrema separazione viene trattato dalla nostra autorità civile: penso a una grande radura fiorita sempre ben tenuta per accogliere l’accensione di una pira di legni di limone, su cui il cadavere è posto in mezzo alle corone di fiori dei convenuti e a resine odorose. Con la possibilità di avere, a cerimonia finita, le ceneri. Per arrivare a questa scelta è necessario legiferare, indubbiamente. Ma tutto è possibile se passa il principio tra i settori sensibili della popolazione (a livello nazionale).

Sarei lieto, ripeto, di avere il pensiero dei miei lettori.

(Ivan Castrogiovanni) – Ph. Piccola bara abbandonata in un loculo svuotato