Effetti dell’ordinanza per il rischio idrogeologico sulle strutture turistiche regionali

Affrontiamo nuovamente lo spinoso argomento del divieto di balneazione, imposto dagli uffici territoriali ambientali in relazione al rischio ed alla pericolosità idrogeologica in Sicilia.

La recente circolare n° 7 del 2019

che applica in senso restrittivo le prescrizioni del Piano di Assetto Idrogeologico -PAI pubblicata dai vari Uffici territoriali tra maggio e giugno del 2019, ha limitato l’utilizzo delle aree demaniali marittime di tutti i comuni costieri, tra cui Acireale, determinando la sospensione delle concessioni demaniali delle strutture stagionali che insistono sulle coste, tra cui il noto Bora-Bora del lungomare di S.Maria La Scala per la cui riapertura si è svolto nei giorni scorsi un flash mob in piazza Duomo.

L’ordinanza che scaturisce dalla superficialità con cui i Comuni hanno gestito l’annosa problematica legata al rischio idrogeologico, ha un’origine documentale che risale ad alcuni anni addietro e di cui tratteremo nei prossimi giorni, ed è stata emanata a seguito di una circolare dell’ARTA Sicilia (Assessorato Territorio e Ambiente), che tende a limitare i rischi per la pubblica incolumità nei tratti di costa in cui la pericolosità ed il rischio sono individuati a livello massimo P4 e R4.

Nonostante si tratta di disposizioni regionali identiche per ogni provincia, gli effetti della reale applicazione delle limitazioni ivi contenute, appare differente da zona a zona, così mentre Acicastello ed Acireale hanno immediatamente sospeso l’utilizzo delle aree interdette, determinando la chiusura delle discese pubbliche dell’area del castello normanno e della piattaforma del Bora-Bora di Acireale, in altre aree ad alta densità turistica come le isole Eolie, la riserva dell’Isola Bella, ampi tratti della costa di S.Alessio e della riviera Messinese, sembrano “immuni” dall’impatto e dalle limitazioni che si riscontrano nell’area metropolitana di Catania .

Abbiamo provato a contattare numerose strutture turistiche dell’arcipelago Eoliano e della zona di Taormina, ed alcuni erano del tutto all’oscuro dei divieti, mentre altri gestori, pur conoscendo l’ordinanza ci confermavano che nessuna struttura alberghiera o balneare era stata sospesa, nell’isola di Lipari è stata “chiusa” una spiaggia pubblica, ma spesso la chiusura si limita all’apposizione di una cartellonistica di sicurezza o poco più.

La particolarità della breve indagine è che molte delle strutture contattate, si trovavano in aree a rischio R4 o pericolosità P4, senza che i Comuni avessero limitato in alcun modo l’attività stagionale, a differenza di quanto accaduto nell’area di Acireale in cui con molta difficoltà si riesce a comprendere che un lido sia più a rischio delle case retrostanti.

In realtà la ratio dell’ordinanza consiste nella limitazione del rischio pubblico sotto evento franoso, per cui esemplificando, se si verificasse una frana il 15 agosto, senza l’ordinanza attiva avremmo un rischio per centinaia di persone che stazionano sulle piattaforme e con l’ordinanza il rischio sarebbe limitato ai residenti degli immobili o ai passanti la cui evacuazione comporterebbe disagi ben più consistenti della semplice limitazione della balneazione.

Tutto comprensibile, ma quello che appare difficile da recepire e la difformità con cui altri enti territoriali hanno applicato le limitazioni contenute nel dispositivo dell’ordinanza di divieto e soprattutto in virtù di quale discrezionalità i Sindaci hanno scelto di disapplicare o di omettere i controlli.

I Comuni da noi contattati ci confermano l’applicazione dei divieti sulle aree pubbliche, spiagge alla foce di torrenti ecc. ma alla specifica domanda di quante strutture si sono viste cancellare la concessione demaniale, la risposta è stata nessuna, ed in qualche caso solo per strutture private, ville, case ecc.

E sufficiente confrontare le carte con le aree rosse del Pai con le informazioni di google maps relative ai lidi balneari o gli alberghi per capire che qualcosa non torna, e la percezione che il destino toccato alle strutture acesi sia un’anomalia del panorama turistico regionale appare incomprensibile.

Fabio D’Agata