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lunedì, Luglio 15, 2024
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barbagallo-ardita

Tempo di mosto di  Giuseppe Franchina

I dati oggettivi di questa campagna elettorale sono tre: Barbagallo non vince, ma stravince!!!; il centrodestra perde di brutto; la città trionfa nella subcultura del consiglio comunale! Vedere il nostro primo cittadino (auguri sinceri e complimenti davvero) sedere a palazzo di città per me rimane come sentire Emma Marrone che canta Domenico Modugno. Una politica di plastica, costruita in laboratorio, che ostenta i muscoli allenati dalle vitamine di una dispersione sociale che ha trovato in Barbagallo l’aspirina che da un lato cura, ma dall’altro lascia irrefrenabile l’emorragia della città.
Vince ed è inutile negarlo la linea molto eterogenea di Cambiamo Acireale, di Aciplatani … di Barbagallo-Raimondo (BRAVI), che di certo è vero non sono Falcone e Borsellino, ma sicuramente gli eroi di un territorio servito e riverito di tutto punto (dalla ricetta ai bonus energia, ai corsi di formazione). La P come Patronato però si contrappone alla P di Piccolezza politica di una destra che oggi deve ripensare il proprio modello di interlocuzione con la gente, le risposte al sistema, l’organizzazione sul territorio per divenire il meta-bloccante di un battito accelerato che porta Nicotra, D’agostino, e tutta la compagine ad una fibrillazione atriale di governo.
Ma oltre alla vittoria schiacciante alcuni fatti sono degni di nota; il saluto e l’abbraccio di Michele Di Re in p.zza Duomo al nuovo sindaco non è il testamento della campagna elettorale, ma la costituzione di un nuovo stile politico che la destra assume in città.
L’accoglimento del reclamo per la vicenda Perla Ionica dovrebbe portare a due cose: far fare un passo indietro alla squadra dell’Onorevole siciliano rispetto al linguaggio usato contro Seby Leonardi, e far rilassare le casse comunali (grazie all’ingresso cash di 4 milioni di euro) che evitano la proposta di futuro predissesto di Orazio Mammino (dirigente Tributi) e Antonella Battaglia (dirigente Ragioneria).
Io mi auguro che le aspettative di una città che per 1/3 vota Barbagallo non vengano tenute in ostaggio dalle varie istanze di tarpazza, dello scaloto, di uomini e donne che si sono abbeverati per anni nei lidi dell’amministrazione uscente, in altre spiagge facendole divenire pozzanghere. Questi sono i reali pericoli, questi sono gli uomini (che Roby si è purtroppo portato dentro) che hanno distrutto negli anni altri progetti e che portano oggi Barbagallo alla vittoria.
Infine nell’attesa del NO del nostro Sindaco alla richiesta odierna di Bianco di entrare nella città metropolitana….in attesa dell’azzeramento dei CDA delle partecipate, in attesa che il sindaco a Palermo ci vada solo per motivi istituzionali, dico che una volta il mio prof. di filosofia mi disse che “la storia più importante è la storia della vita”; in attesa che i vincitori si sintonizzino con la città….. “io e noi” raccogliamo le ceneri della destra, in fondo però non disperiamo perché come è noto ai più (hai ragione ciccio scalia) il mosto senza cenere non si può proprio fare.

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Hanno vinto quelli che dicono di voler cambiare Acireale e oggi le ostilità si sono addomesticate  di Davide Scimemi

E’ giunta l’ora del famigerato volemose bene, meglio se ci stringiamo a coorte. Quelli che adesso dicono di voler remare insieme ai vincitori sono tristi quanto una vecchia rock star pelle e ossa che ha smesso di spaccare la chitarra sul palco. Sono dei confusionari operanti alti più o meno quanto uno zerbino che hanno deciso in poche ore di raggiungere la stessa maturità delle piante che si piazzano al sole per fare la fotosintesi. Mi riferisco proprio a tutti, dai groppuscoli da zero virgola in cerca di ducetti giù giù fino ai giornalisti che avrebbero ben recensito pure il gigante sessantottino che poco c’azzecca col vincitore. La fase post-adolescenziale l’ho superata e non sto qui a scandalizzarmi e a considerare la ruffianaggine in senso morale perchè è semplicemente una condizione ontologica, un limite. Il problema è che le conseguenze di questo modo di fare continuano a permanere e a determinare situazioni infime in una città che ne farebbe volentieri a meno. E soprattutto in questa fase va quantomeno evitato che il difetto si propaghi. Il rispetto altrui e “Acireale al primo posto” non diventino insomma l’imbellettato paravento dietro cui celare le peggiori meschinità e il fiato sul collo non si trasformi in leccatina di orecchie. Oltre a ciò, quelli che dicono di voler cambiare Acireale è meglio che accantonano gli slogans, che tolgono l’azolo, che ripianano le buche per strada e che non cominciano a giocare troppo con le partecipate della Regione, che a fare peggio di quelli pessimi andati via ci vuole un attimo. E poi le ubriacature finiscono. E poi arriva il risveglio (e la collera). A quel punto giustificare certi slogans diventerebbe una gran rottura di palle. In bocca al lupo!

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La rabbia appassionata, il suffragio, la voglia di cambiare di Antonio Coniglio

La mia campagna elettorale è iniziata molti anni fa. La politica è innanzitutto una scelta emozionale ed io, dai 14 anni, ho tenuto fermo un paletto emotivo: battere la destra di Basilio Catanoso. Beninteso: non l’avversità umana nei confronti di un uomo, quell’impulso irrazionale che parte dalle viscere e obnubila i sensi, ma la voglia di proporre alla città una proposta politica e culturale diversa. Oggi gli acesi lo hanno consentito e ci caricano di grandi responsabilità. A noi la scelta: o cambiare o fare la fine di coloro che abbiamo combattuto.

Ieri mentre eravamo in Tv a commentare i dati, ripensavo al suffragio 5 anni: una piazza stracolma di gente e di aspettative: perdente ma mai sconfitta. Se oggi governiamo, dobbiamo dire grazie a Nicola D’Agostino, alla sua impaziente volontà: al suo essere il leader perché l’unico capace di essere leader. Roberto Barbagallo è riuscito a creare un entusiasmo straordinario, chiamando a raccolta tutti i giovani, e gettando il cuore oltre il risultato: ha vinto queste elezioni. La squadra delle primarie, il comitato di CambiAmo Acireale, i candidati al consiglio, hanno dato vita ad un progetto serio e coinvolgente. Se non ci fosse stato Fancity, sarebbe stato tutto diverso e ci saremmo divertiti molto meno.

Ieri, in una condizione di piacevole stordimento, ho abbracciato tutti. L’ abbraccio più lungo e forte l’ho riservato ad un persona che si chiama Salvo Nicotra. Eravamo al bar Kennedy, nel mese di Agosto, quando mi spiegó quello che pensava e ogni giorno ha ascoltato tutti i miei dubbi e le mie perplessità trovando sempre una soluzione. Ringraziarlo è riduttivo. Ma adesso cambiamo Acireale. Davvero.

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