Elezioni, vota solo una minoranza

Il 28 ottobre 2012, con un anno di anticipo causa le dimissioni del presidente Raffaele Lombardo, si tennero elezioni regionali che elessero Rosario Crocetta.  Si recò ai seggi elettorali il 47,42% degli elettori aventi diritto. Per la prima volta nella storia delle elezioni siciliane l’affluenza fu inferiore del 50%. Un dato che viene di solito preso poco in considerazione perché ci si affanna a capire quanti hanno votato chi, le percentuali dei voti di lista e chi si leccherà le ferite per i prossimi cinque anni. Ma è un dato importante e per certi aspetti drammatico e fortemente significativo. Chi non vota e perché? Quale ceto sociale, culturale, economico non va alle urne e con quali motivazioni? Sono dati sociologici che meriterebbero uno studio approfondito e scientifico se non fosse che a nessuno interessa commissionare tale studio per alcune motivazioni che, a mio avviso, sono il termometro della direzione che ha intrapreso la politica nazionale.
Vota meno del 50% eppure questi cittadini che non danno fiducia alla nomenclatura partitocratica, che non hanno speranza di rappresentanza, che non riescono a trovare una collocazione politica e partitica a cui dare fiducia, è in forte crescita e viene allegramente ignorata. Possiamo anche dire che, probabilmente, alla stessa partitocrazia interessa che le affluenze non siano ampie e con percentuali di un tempo, interessa che si recano alle urne chi è nei binari del voto a qualcuno, per qualche motivo.
Ora se togliamo alla percentuale del 47/48% dei votanti un 10% di voto ideologico comprendiamo che chi si reca alle urne ha un buon motivo per farlo. Ma, ci chiediamo, quali sono questi buoni motivi dopo Cuffaro, Lombardo e Crocetta? Quali sono i buoni motivi per votare una coalizione che implora Alfano e quali sono i motivi per votare una coalizione che imbarca al suo interno cuffariani, alfaniani, lombardiani e altri “ani” vari e pittoreschi?
Sono ragioni che possiamo ricondurre nell’interesse. Interessi che non sono per forza di tipo corruttivo ma che possibilmente fanno parte di quella grande sacca di clientelismo che, evidentemente, trova una motivazione personale, individuale e vantaggiosa per esprimere un voto, il consenso, la fedeltà attraverso una croce sulla scheda.
In questo ultimo anno trascorso ho sentito tanta gente che ha dichiarato la sua scontentezza e la delusione rispetto al suo “patron” politico, ho sentito tanti lamentarsi e dire “non lo voto più”, ma oggi, folgorati sulla strada di Palermo, sono ancora fedeli soldatini in prima linea pronti a puntare la baionetta agli avversari. Usano slogan e dichiarano amore mentre tra i miei pensieri galleggia insoluta una domanda: ma che prezzo ha la dignità e la coerenza?

(mAd)