Energia ‘rinnovabile’ e ‘pulita’: una bufala.

Nel lontano 2009 ebbi un quasi-scontro ( non fisico, s’intende: pubblicistico)  con un ingegnere della Spes Engineering Enel che mi rintuzzava  con argomentazioni che oggi raccoglierebbero condanna da tutte le parti, circa la mia ferma e  già antica opposizione al fotovoltaico: ai pannelli solari, insomma. Erano tempi in cui Legambiente (un’organizzazione che non brilla per coerenza e orizzonti duraturi)  si schierava univocamente a favore della “pannellizzazione d’Italia” (così la stigmatizzava il professor Segré, accademico di Bologna, anche se ora è transitato  ad altre postazioni) ed io ero isolatissimo a tener testa con le mie infinitesimali forze  a cotanta concentrazione di ….convergenze parallele. Oggi, per mio tardivo conforto, vedo e sento che Legambiente, insieme a cittadini e agricoltori di Canicattini Bagni, si oppone alla costruzione  col pieno appoggio della Regione, di un impianto su oltre cento ettari di pannelli fotovoltaici, con –naturalmente- tutto il carico tossico e inquinante che ne è complemento. Se qualcuno, ingenuo, si chieda perché tossico, lo rimanderei a una visita a quella che fu –effimera!- l’”Eurelios”  di Adrano (1984) che restò in esercizio solo pochi giorni, costò cinque  miliardi di lire, e  tutt’oggi non sanno dove sotterrare gli oli tossici che fungevano da batterie di accumulo dell’energia.

Ciò che non mi convince di Legambiente è che continua a parlare a favore del fotovoltaico, proponendo di utilizzare cave abbandonate(?!) terreni  incolti (!) e…. tetti (!). Vorrei in questa sede contestare con altrettanta forza la scelta eolica, che provoca catastrofi (deviazione di flussi ventosi per kilometri quadrati) di cui presto ci accorgeremo, ma lo farò prossimamente, per non  far perdere concentrazione sul problema fotovoltaico.

Pubblico qui di seguito il mio scritto del 2009.

La raccolta dell’energia solare  con pannelli fotovoltaici rivelerà tra non molto tutti i suoi limiti. Tralasciamo qui i problemi derivanti dalla quantità esprimibile in ettari delle aree agresti occupate da quegli impianti, compreso l’impoverimento del suolo per mancato irraggiamento e accenniamo solo alle complicazioni e alle diseconomie conseguenti all’installazione dei pannelli sulle costruzioni. È evidente che i tetti vanno ricalcolati e va in particolar modo ristudiata l’incidenza della componente del vento, che in questi casi decuplica la sua pericolosità. Suggestionati dalle foto e dai rendering con quei bei (!) tetti lucenti  non ci rendiamo conto che, per ovvie ragioni, i pannelli si debbono installare sulle coperture (tegole, etc.). Ciò significa che qualsiasi intervento su queste ultime ne comporta lo smontaggio. Immaginate,ad esempio, la pulizia (irrimandabile) dei canali o tegole della sabbia vulcanica. Per non parlare dei problemi drammatici del comportamento fisico della neve con quelle superfici virtualmente prive di attrito. Ancora tetti: con quale tecnica non nociva alle superfici, personale non specializzato potrà muoversi sui pannelli di copertura delle falde? E ancora: di quanto si abbassa la resa della superficie trasparente dei pannelli per anno (pensiamo all’abrasione della sabbia  e della grandine), ammesso che questa sia differente dalla resa per anno delle cellule fotovoltaiche? In altri termini, quanto dura un pannello in esercizio? L’azione scomposta dei terremoti quale percentuale teorica di danno arreca agli impianti calcolata su superfici medie?  Non sto qui facendo un processo per direttissima, ma è chiaro che il quadro idillico che in questi decenni è stato fatto, ambientalismo organizzato in testa, sarà tra breve messo, quando si assottiglierà la durabilità media, in drammatica discussione.

In conclusione: plauso e sostegno alla gente di Canicattini Bagni e…anche a Legambiente: ma…mi raccomando, smettiamola con la favoletta delle ‘energie rinnovabili’ e ‘pulite’.

(Ivan Castrogiovanni) – Ph. corrieretneo.it –