ESSERE ANZIANI AL TEMPO DEL COVID

Gli anziani rappresentano ciò che un giorno noi diventeremo. Rispettare la loro fragilità e la loro saggezza .dovrebbe essere spontaneo e naturale.
Rendere merito ad un anziano che discute con noi è un arricchimento reciproco di valori e i suoi ricordi a volte melanconici possono essere per noi motivo di conoscenza di cose e fatti che non avremmo mai saputo.

In questo periodo i nostri anziani sono isolati in casa, lontani dagli affetti di figli e nipoti, senza poter incontrare gli amici e con il rischio che il peso della solitudine generi stress e depressione e anche se liberi di uscire, vivono con la paura di rischiare di ammalarsi di Covid-19, particolarmente aggressivo dopo i 70 anni.

Ricordiamoci che moltissimi di loro sono morti in solitudine, senza una carezza, senza nessun conforto, nessuno li ha potuti accompagnare nel viaggio eterno stringendo loro la mano.

Ho tantissime volte immaginato la loro paura, il sentirsi completamente soli e una casa completamente svuotata dopo una vita intera di sacrifici e di amore dedicata ai figli e alla famiglia. Non riesco a non immedesimarmi nella loro sofferenza, perchè ho una madre anziana per fortuna solamente reclusa in casa ma la sua più grande paura è di “finire in ospedale” e di essere distaccata per sempre dagli affetti più cari.

Immagino la sua solitudine e quella di tutti gli anziani come lei, davanti ad una tv accesa che parla da sola o davanti ad una finestra a guardare fuori aspettando che passi la giornata e quasi li vedo, immersi nei loro pensieri da un isolamento che diventa pure un fattore di rischio importante per problemi mentali come ansia e depressione. In queste case di chi è solo davvero, questa pandemia, sta portando tanta angoscia e la sensazione di sentirsi perduti.

Il problema è infatti l’interruzione dei contatti con l’esterno, vale a dire con figli, con parenti e amici ed è chiaro, come per le persone in età avanzata, questi legami siano essenziali, fondamentali e che, se interrotti, compromettono il loro stato d’animo e la loro salute mentale così già tanto fragile.

Non facciamoli sentire soli, stiamo loro vicini come ci è possibile, chiamiamoli spesso al telefono, facciamoci raccontare la loro giornata e magari se è possibile, andare loro a trovarli per un saluto davanti la porta sempre seguendo le dovute precauzioni.

A mia madre, la vado a trovare così, senza mai entrare in casa perchè non potrei mai perdonarmelo se a causa mia le succedesse qualcosa e per ora finchè non passa questo brutto periodo, ci facciamo bastare questi incontri “Romantici” davanti ad una porta, a distanza senza mai un bacio ne un abbraccio.

Una volta loro erano come noi,erano impegnati, avevano un lavoro dei figli da accudire e una famiglia da portare avanti, una volta erano capaci e forti.

Oggi sono un corpo, che non va più veloce come una volta, oggi hanno paura e sentono il peso degli anni. Un giorno lo saremo noi. Sarebbe bello se tutti gli anziani potessero avere, sempre qualcuno che si prenda cura di loro anche solo per confortarli e regalargli compagnia. Sarebbe bello se un giorno, non poi così lontano, qualcuno lo facesse anche con me.

Graziella Tomarchio