Festa: Religione, folklore, sobrietà

Ho letto molti degli interventi sulla questione (ma è davvero una questione?) intonaco caduto, feriti, festa, fuochi d’artificio, jazz, sobrietà e altro e non sono intervenuto se non per qualche rigo veloce e “spontaneo”.
Cerchiamo di capire insieme.
Religione. Non sono religioso ne credente da quello che ho capito negli anni credo che la religione si sarebbe dovuta occupare di promuovere la fede in Dio e, quella cattolica, anche dei Santi. Lo fa con una serie di regole, comandamenti, dogmi e comunica la sua dimensione morale al popolo dei credenti cattolici.
Folklore. Con questo termine s’intende quel complesso di tradizioni e costumi tipici dei luoghi. Le modalità folkloristiche variano, infatti, a seconda delle latitudini in cui ci troviamo. Dalle nostre parti un aspetto del folklore sono le luci che addobbano le strade per le feste laiche e religiose, i fuochi d’artificio, le prove “eroiche” che accompagnano le feste dei Santi forse come prova teatrale di abnegazione e autoflagellazione.
Sobrietà. Il concetto di sobrietà consiste nella moderazione di alcune manifestazioni sia personali che collettive e che induce ad un atteggiamento di basso profilo e di silenziosa riverenza verso un fatto, qualcuno, qualcosa.
I tre aspetti possono essere accomunati in una sola dimensione? La religione, meglio, la religiosità può comprendere il folklore e la sobrietà? Sobrietà e folklore possono convivere? E’ questo il concetto da comprendere e tentare di analizzare senza sostenere una parte ma con una visione ampia e meno partigiana possibile.
Le religioni hanno bisogno di popolo, seguaci, fedeli, credenti ed è a loro che la dinamica della narrazione religiosa si rivolge. E’ un fatto assodato che le religioni sono maggiormente presenti e condivise li dove c’è maggiore bisogno (basta vedere il fondamentalismo islamico che cresce proprio nei luoghi dove la guerra e l’ingerenza occidentale ha prodotto confusione e dolore), così come nel continente africano dove mille modi “religiosi” compensano la difficile lotta per la sopravvivenza, oppure nella dinamica conflittuale israelopalestinese dove da troppo tempo sembra essere dio che ordina di combattere e uccidere. Ed allora la risposta alla prima domanda è affermativa. La religione comprende il folklore, cavalca la necessità popolare anzi la stimola e la appaga con modalità che sono a metà tra fede e psicodinamica antropologica.
Al contrario folklore e sobrietà difficilmente possono convivere. Raramente assistiamo a dinamiche folkloristiche che hanno come caratteristica la sobrietà. Il folklore è macroscopico, possente, vivace, colorato, caotico e dinamico. La sobrietà va esattamente nella direzione opposta.
Ed ecco spiegato perché la religiosità va d’accordo con il folklore e non comprende la sobrietà. Sono conscio che è un’affermazione impegnativa e capirei se qualche teologo si scandalizzasse davanti a tale affermazione ma è un fatto chiaro e visibile. Religione e folklore camminano insieme e, spesso, è impossibile separare le due dimensioni dell’animo umano.
Dopo i fatti dell’8 luglio con la caduta dell’intonaco e il ferimento di due persone la sobrietà si è intromessa nel matrimonio secolare tra religione e folklore e, come ogni separazione, non tutti sono felici malgrado, nei fatti, questa scelta è, per certi aspetti, più autenticamente religiosa.
In sintesi, dopo gli accadimenti si è deciso di abbandonare ogni modalità folkloristica e dirigersi solamente nella dinamica liturgica e religiosa. Ma la decisione non sembra soddisfare proprio i credenti cattolici che, invece, non vogliono vedere intromissioni tra religione e folklore; il divorzio non è accettato e la sobrietà diventa il terzo incomodo; lo straniero da riportare nell’esilio dell’animo umano.
Ci sarebbe tanto ancora da aggiungere come ad esempio l’abnorme strumentalizzazione di ogni fatto ma questa è un’altra discussione.
(mAd)