Francesco Vecchio – Un Acese per Bene

29 anni fa la mafia catanese uccideva Francesco Vecchio, professionista acese alla guida delle acciaierie Megara, che si era opposto alle infiltrazioni dei clan nel grande impianto siderurgico.

Vie Traverse lo ricorda oggi, insieme a familiari e cittadini, nell’area lui dedicata, il piazzale Francesco Vecchio in cui l’associazione acese ha installato un pannello QR code, che da smartphone permetterà di sapere chi era Francesco Vecchio e cosa rappresenta per la Città e per gli acesi. Afferma Mariella Fischetti (Vie Traverse): “Quello di oggi vuole essere un momento semplice nel ricordo di Francesco Vecchio, oggi consegniamo alla città il pannello QR code, uno strumento facile e comtemporaneo, attraverso il quale vogliamo far conoscere alla città la storia del nostro concittadino che ancora oggi non è tutti nota”.

La storia di Francesco Vecchio è una delle tante morti eccellenti di una Catania della fine degli anni 80, per chi la ricorda o l’ha vissuta, una città completamente in mano ai clan su cui spiccava l’egemonia criminale dei Santapaola, la guerra con i Cappello e lo scontro aperto con gli altri fronti della criminalità cittadina, lasciavano un morto a settimana per le strade, la strategia di Nitto era chiara e delineata, chiunque si frapponesse tra la famiglia e la sua infiltrazione pervasiva nell’economia metropolitana, andava eliminato, aveva importato a Catania il modello aggressivo corleonese con la peculiarità, innovativa nella mafia siciliana, di avere capito che con lo Stato si poteva trattare, perché i risultati sarebbero stati più remunerativi.

Con lui inizia una storia criminale che dopo l’omicidio di Calderone, cambia il volto della mafia catanese, spietato con chi gli si contrapponeva e moderato con i Giudici, le Forze dell’Ordine ed i grandi imprenditori rampanti che Pippo Fava descriveva perfettamente nelle pagine dei Siciliani.

Francesco Vecchio era una di quelle persone che si opponeva alla compravendita delle figure dirigenziali dell’economia catanese, aveva ricevuto minacce e sicuramente proposte economiche e le aveva rifiutate, scatenando la furia omicida che lo avrebbe fermato in quel 31 ottobre del 1990, insieme a lui moriva l’amministratore dell’azienda Alessandro Rovetta, entrambi freddati da una mano assassina, alla quale dopo vari processi e archiviazioni non si è dato un nome.

Vie Traverse lo ha ricordato oggi e lo ha fatto affinché la Città e i Cittadini sappiano che se oggi la lotta alla mafia ha messo in ginocchio i grandi boss e si appresta a colpire i grandi patrimoni che loro ed i loro prestanome hanno accumulato in questi decenni, è stato possibile anche perché ci sono state persone come Francesco Vecchio che hanno saputo dire di no.

(Fabio D’Agata)

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