Graziella Torrisi e la sua scrittura poetica

Abbiamo incontrato Graziella Torrisi, acese, compositrice di poesie per diletto e passione.
Ci ha molto coinvolti raccontandoci di lei e di questa sua intensa passione che l’ha portata a scrivere ben 55 composizioni, in italiano e in dialetto, che a breve racchiuderà in una raccolta.
Graziella è anche, da tre anni, socia volontaria dell’Associazione Arma Areonautica, un’altra sua passione nata dalla sua personale ammirazione per le persone che portano una divisa, persone che lei considera veri e propri “angeli custodi”, per i loro principi del dovere e del donarsi agli altri, a volte addirittura sacrificando la loro stessa vita, attraverso il loro servizio di controllo e di difesa.
Graziella ha ripreso a scrivere poesie dopo qualche anno di pausa, poiché la vita, come per tutti, l’ha orientata verso altre priorità, una tra queste ovviamente l’attività lavorativa.

“Ma poi è la vita stessa che attraverso le sue vicende trasforma qualcosa dentro ognuno di noi, spingendoci verso determinate sensazioni suscitate nella nostra anima” – ci ha raccontato, con molto trasporto – “Considero infatti la mia poesia la sintesi della mia interiorità, la somma di tutte le mie emozioni. Nelle mie poesie io parlo di sentimenti, che considero il linguaggio dell’anima, perché esprimono ciò che l’anima sente, sia in maniera positiva che negativa, secondo il momento di vita che stiamo attraversando.”

Le poesie toccano varie tematiche, al momento della pubblicazione verranno quindi suddivise in gruppi. Il filo conduttore che le lega è senz’altro l’Amore, che sia inteso tra due persone, o per gli animali, o per il genitori, o per il Creato o rivolto agli anziani. Tocca anche tematiche molto delicate e attuali come la pedofilia e la violenza sulle donne, e ancora l’abbandono degli animali.

Graziella prende ispirazione dalle vicende della quotidianità e dai legami che intreccia incontrando nuove persone : “Tutte le persone che incontro mi arricchiscono positivamente, riesco a trarre il meglio dagli altri. Anche grazie al mio lavoro, poiché credo che proprio nel dolore emerge la parte migliore di ognuno di noi, in certi momenti le persone, che normalmente sono distratte dai ritmi frenetici, riescono ad aprirsi e raccontarsi. Quando c’è serenità, si è più propensi verso gli altri e da qui nasce anche il mio desiderio di condivisione della mia vita, dei miei interessi, perché la condivisione alleggerisce i momenti pesanti e ci fa godere meglio la gioia e l’allegria.
La mia raccolta infatti si aprirà con delle dediche importanti, una in particolare ai miei genitori, dei quali ho fatto miei i loro principi e i loro insegnamenti; all’Associazione Arma Areonautica e alla Congregazione S. Vincenzo De Paoli, dove ho conosciuto persone che grazie al loro volontariato e i loro gesti d’amore verso il prossimo, mi hanno arricchito tanto, ispirando così alcune delle mie poesie”.

La nostra compositrice è molto legata al ricordo dei genitori e li ha omaggiati con una poesia, scritta nel nostro dialetto, con la quale ha vinto la “Serata della cultura poetica”, concorso organizzato dall’Associazione Arma Areonautica e che quest’anno si terrà il 27 ottobre.
Prima di lasciarci, con molta emozione e commozione, inseguendo il ricordo del padre, ci ha decantato appunto la poesia dedicata, scritta appena prima di perderlo, e che desideriamo condividere con tutti :

Quannu vaddu ‘u mari

Quannu vaddu ‘u mari
sugnu a cchiù cuntenta du munnu,
non vanu e vvenunu tanti pinzeri
e libbiru la menti di tutti li turmenti.
E’ veru non sacciu natari, ma ‘u stissu pozzu galliggiari
ppi la liggirizza ca mi veni vaddannu a ttia, mari.
E quantu si beddu quannu ‘u suli ta riala l’oru di sò raggi,
ccu tutti li varchi ammenzu l’unni pauneggi
e ‘a sira rifletti l’argentu di la luna
ca cuncilia ‘u sonnu finu ‘a matina.
Ogni tantu mi fai scandari
quannu cca furia di lu ventu e
l’acqua di lu cielu cuminci a battagghiari
e u mo’ cori nicu nicu mi dici di priari.
Poi ti calmi e ffai a paci macari ccu mmia.
E ora ca cci penzu,
nda stu mumentu di malincunia,
‘u sai, mari,
ppi na sula cosa no’ mmi sullevi du duluri,
non aiu cchiù u patri e a matri,
priziusu donu du Signuri,
non nzi ponu mai scurdari
e si nni ficiunu na vuciata
non fu ppi mali
ma sulu ppi ranni amuri.

“Il mare e la contemplazione della sua bellezza, fonte di ispirazione, di benessere fisico e mentale che non esclude momenti di malinconia quando muta il suo aspetto e diventa pericoloso. Quella vista, indebolendo la leggerezza dell’essere generata dalla sua calma, alimenta sfumature sentimentali e rinnova intime riflessioni sui più grandi dolori che la vita col suo divenire impone.” ( Graziella Torrisi )

Laura Magliocco