I Fiumi di Porpora

“Le indagini hanno luogo in un paesaggio meraviglioso e allo stesso tempo desolato: una vallata nelle Alpi francesi dove, tuttavia, ha sede un’importante Università.
Qui, i figli degli insegnanti frequentano la scuola e, in seguito, diventano a loro volta insegnanti, senza mai spostarsi: tutto ciò genera un grave problema di endogamia.
Con fare sprezzante, il preside di facoltà nonché sindaco della vallata, avverte Niemans che accusare uno di loro equivale ad accusare tutti, incluso lui.”

“Noi siamo i padroni, noi siamo gli schiavi. Noi siamo in nessun luogo, noi siamo ovunque. Noi siamo gli architetti dei fiumi di porpora“

L’ennesima inchiesta sui concorsi truccati nelle Università italiane, tra cui l’ateneo di Catania, scuote la società civile con un sentimento di rabbia e di nausea, perché questo, a differenza, delle quotidiane inchieste sui corrotti di turno, coinvolge il cuore del sistema democratico del paese, ovvero il mondo della formazione e dell’attribuzione del merito.

Si tratta di inchieste in corso in cui tutti avranno modo di articolare le proprie difese e dimostrare l’estraneità ai fatti, ma per le migliaia di cittadini che hanno avuto modo di confrontarsi con la “casta” universitaria, leggere quelle intercettazioni è solo un’ennesima conferma di un sistema di clientelismo, spesso parentale, divenuto ormai metodo di selezione della classe docente, la stessa classe docente preposta alla formazione della classe dirigente del paese.

Il luogo in cui il merito, dovrebbe, essere l’unico motore di uno sviluppo possibile che tanto manca in questo paese, diventa un mercato delle vacche, con posti di ruolo apicale barattati con sistemi definiti dagli inquirenti:” tipici di un’associazione a delinquere”, con “discepoli” sponsorizzati dal “maestro” per occupare posti che non meritavano e gli onesti divenuti :” stronzi da schiacciare “.

Difficile distinguere il linguaggio di alcuni “chiarissimi” preoccupati di “bonificare le stanze che potrebbero contenere cimici dalle attenzioni di un qualunque gruppo di criminali riuniti a colloquio, ricompaiono i ” pizzini”, sempre utili per le comunicazioni riservate, e gran parte dell’armamentario documentale tipico di chi è consapevole di aggirare le regole in spregio a coloro che avevano diritti e non li hanno potuti esercitare.

E’ molto lungo l’elenco degli studenti che a causa di comportamenti illegali dei loro “maestri” ha fatto scelte difficili, spesso pagando con la vita la delusione di avere riposto sul nulla le proprie speranze, si tratta di persone a cui era stato detto di studiare per avere un futuro ed a cui quel futuro è stato strappato proprio dalle persone di cui si fidava.

Norman Zarcone, ricercatore palermitano lanciatosi dal settimo piano della facoltà d’ingegneria nel 2010
 A dicembre Norman avrebbe terminato il dottorato di ricerca della durata di tre anni, che ha svolto fino a lunedì mattina senza alcuna borsa di studio. I docenti gli avevano già detto chiaramente che non avrebbe avuto un futuro nell’ateneo. “Sono sicuro che saranno favoriti i soliti raccomandati” dice il papà ;

Luigi Vecchione, ricercatore della Sapienza ,che temeva di essere discriminato per avere denunciato l’università per un concorso truccato, e tanti altri giovani talenti fermati dal muro delle ipocrisie di un sistema malato che continuiamo a chiamare meritocrazia.

Il danno più grave è proprio la perdita di credibilità dell’Istituzione, i professori avranno modo di chiarire le proprie posizioni, ma il sistema universitario così come l’antimafia dei sepolcri imbiancati, ne esce a pezzi, demolita da ” un’elite” di raccomandati seriali che come nei “Fiumi di porpora” di Grangè, ha contaminato l’Università di Guernon dall’interno, in un delirio di onnipotenza senza scopo.
 

Fabio D’Agata