I successi di CARLOS e l’eccellente gruppo intellettuale del Regno di Enzo Coniglio

Regno-delle-Due-Sicilie

Che il mio migliore amico CARLOS sia stato un eccellente sovrano, non c’è alcun dubbio. Resta comunque un quesito a cui rispondere: come abbia fatto il Sud in appena 25 anni a risalire la china – anche se in parte – considerando l’abisso in cui si trovava, come ampiamente testimoniato da analisti di tutto rispetto dopo secoli di sfruttamento da parte di Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Francesi e Austriaci. 

Alcune testimonianze:” È in balia del barone impoverire o rovinare un suddito, tenendolo in carcere o non permettendo al governatore o al giudice di sbrigare la causa. Col diritto di grazia fa ammazzare chi vuole e grazia l’omicida, colla transazione della pena riempie di Birbi e di assassini la terra. Abusa del suo potere contro gli averi, come contro l’onore dei vassalli. Al suo capriccio deve sottostare il commercio come il matrimonio…” (Paolo Mattia Doria).

E Bernardo Tanucci, consigliere del Re, precisa: ” non vi è in Germania o in Polonia, baronaggio tanto potente quanto questo delle Sicilie, uso a far qualunque vendetta contro chi si opponga ai suoi capricci, alle sue estorsioni e alle sue ingiustizie…”. 

E Benedetto Croce, nella sua Storia del Regno di Napoli, annota:”ai viaggiatori del Settecento non rimanevano nascosti i mali, che erano grandi e si mostravano soprattutto a coloro che volessero visitare le province, ma alla miseria, all’ignoranza, alla barbarie, faceva compenso il fatto  che quegli stessi viaggiatori avvertivano l’affetto dei popoli per la monarchia a essi benefica…”

Certamente a tale successo, hanno contribuito le doti del giovane CARLOS, il potere del padre Filippo V, il dinamismo eccezionale della madre Elisabetta Farnese, ma soprattutto la scelta eccellente degli alti dirigenti e una classe di intellettuali presente nel Regno, considerata dagli analisti una delle migliori dell’intera  penisola e dei Paesi europei.  Tutti insieme hanno dato vita ad una sorta di Scuola Napolitana virtuale ed integrata in quella europea e che darà un contributo notevole all’affermarsi dell’Illuminismo come fenomeno culturale e politico anche fuori della Francia. Vediamo di ricordarne alcuni  che si sono particolarmente distinti per le loro proposte o per il loro operare. 

Notevole l’influenza esercitata dal giurista Pietro Giannone che continua ed approfondisce le tesi giurisdizionaliste che auspicano una netta separazione della sfera religiosa da quella politica. Nel suo libro del 1723: “istoria civile del Regno di Napoli”, ricostruisce i rapporti tra le Istituzioni politiche e quelle ecclesiastiche e riafferma con forza la necessità di difendere la libertà di pensiero contro l’invadenza della chiesa, condanna il tribunale del’inquisizione e i diversi tribunali ecclesiastici, il diritto di asilo e l’uso strumentale della ignoranza e della superstizione.  

Si tratta di un attacco frontale al modo di essere “chiesa” in quel periodo che non poteva non suscitare un durissima reazione da parte delle gerarchie che lo hanno scomunicato e lo hanno costretto a rifugiarsi all’estero. Con uno stratagemma, Pietro Giannone viene fatto arrestare da Carlo Emanuele III, Re di Sardegna e rinchiuso in un carcere fino alla morte. Ma la sua opera, tradotta in inglese, in francese e in tedesco diventa un testo di riferimento dell’illuminismo europeo, ampiamente citata da Montesqieu ed da Voltaire. 

Nel settore strategico della agricoltura e delle nuove tecniche e strumenti di produzione , si distingue Bartolomeo Intieri che incoraggia i giovani ad occuparsi soprattutto di economia e di finanza, fondamento dello sviluppo sostenibile. Il suo grande merito è quello di aver creato nel 1754 presso l’Università di Napoli, la prima cattedra europea di economia e commercio, grazie alla quale il Regno di Napoli poté contare su una qualificata schiera di finanzieri, di economisti e di investitori dotati di una grande conoscenza dei settori ricordati a livello europeo.

Alla cattedra di economia, nel 1754, sale Antonio Genovesi che nelle sue “lezioni  di commercio” stigmatizza le cause del sottosviluppo del Sud nella agricoltura latifondista, feudale ed ecclesiastica e nelle diseguaglianze  accentuate e  non compensate  da un ceto medio, ancora assente e che le leggi vigenti non favoriscono. Propone quindi di ridurre i monasteri e i benefici baronali ed ecclesiastici e di dichiarare guerra aperta ad ogni forma di parassitismo, di ripartire la proprietà fondiaria e di liberalizzare il commercio interno e di controllare le importazioni dall’esterno. 

Un tale cambiamento per Antonio Genovesi, presuppone una educazione capillare della classe popolare per la formazione degli artigiani e un esteso sistema di insegnamento di istruzione superiore ed universitario riservato soprattutto al ceto medio dal quale dipende lo sviluppo sostenibile del nuovo Regno. 

Sempre nel settore economico, ricordiamo Ferdinando Galliani, ingegno fertile e precoce che, poco più che ventenne, pubblica il saggio: ” Della Moneta“, contrario al liberismo più sfrenato. Sostiene che occorre un serio controllo dello Stato sulla economia per assicurare il benessere dei cittadini che deve rimanere il fine primario della finanza e della economia.

Non possiamo non ricordare Giuseppe Maria Galanti che in cinque volumi, pubblica la “nuova descrizione storica e geografica delle Sicilie”, una documentata disamina delle distorsioni economiche, sociali, religiose e culturali del Sud a cui si associano Domenico Grimaldi e Francesco Mario Pagano. 

Un posto a parte e di rilievo spetta a Gaetano Filangieri, morto a 36 anni, ma la cui opera in cinque volumi, “Scienza della legislazione”, “nel decennio che precedette  la rivoluzione francese, divenne un clamoroso bestseller di cui tutti i dotti parlavano con ammirazione e stupore“, amico di Benjamin  Franklin, Wolfgang Goethe, Cesare Beccaria e Pietro Verri, come ricordato da Vincenzo Ferrone citato da Gianni Oliva. 

Scrive Filangieri: “lo stato presente delle nazioni d’Europa è che il tutto si ritrova tra le mani di pochi. Bisogna fare che il tutto sia nelle mani di molti.” C’è una discrasia profonda tra i principi della legislazione e la realtà della vita sociale. 

E potremmo continuare macinando nomi su nomi ma credo possa bastare per capire quanta profonda fosse la riflessione presente nel nuovo Regno e  quanti numerosi fossero i programmi di rinnovamento che nulla avevano da invidiare a quelli francesi che daranno vita ad un illuminismo europeo di cui il Regno dei Borboni non è secondo a nessuno. 

CARLOS e il figlio Ferdinando che lo succedette ne trassero grande vantaggio fino alla vigilia della rivoluzione francese che minaccerà direttamente i regimi assoluti, compreso il nuovo Stato borbonico.

Intanto,ringrazio e saluto il mio miglior amico CARLOS e i suoi splendidi intellettuali e dirigenti auspicando una soluzione simile per la nostra amata Sicilia del XXI secolo. 

(Enzo Coniglio)