Il 15 marzo 2011 ebbe inizio la guerra in Siria. Una via crucis lunga dieci anni, dove i bambini pagano il prezzo più alto.

Dieci anni fa in Siria tutto inizió con la cosidetta “primavera araba”, la ribellione contro Assad, la voglia di libertà, poi da quella terra sono arrivate le storie e le immagini di una delle più grandi tragedie umanitarie.
Bombardamenti di civili, maree di profughi che affrontavano viaggi infiniti e dolorosi, armi chimiche, case crollate, bambini estratti dalle macerie sotto shock. Nell’indifferenza generale, anche le infiltrazioni dell’estremismo Islamico, l’attacco alle radici della nostra civiltà, così il male ha dilagato, disseminando terrore e violenze, conflitti su conflitti e morti senza fine.

Domenica scorsa Papa Francesco, durante la sua omelia, ha rinnovato il suo accorato appello alle parti in conflitto, affinchè manifestino segni di buona volontà, così da potersi aprire uno squarcio di speranza per la popolazione siriana ormai stremata e dimenticata dopo dieci anni di atroce guerra.

Dieci anni dopo infatti in Siria si muore ancora, nei giorni scorsi un operatore di medici senza frontiere è stato ucciso e altri tre sono rimasti gravemente feriti. Negli immensi campi profughi, regna la violenza. e lo stesso segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres, ha definito la vita in Siria un incubo.

I bambini siriani pagano il prezzo più alto e subiscono sulla propria pelle le devastanti conseguenze della guerra. Solo nel 2020, gravi violazioni nei confronti dei minori, circa 1.454 uccisi e feriti. Bombardamenti infiniti contro le scuole con dentro i bambini.

Oggi, dopo dieci anni, la guerra in Siria continua a rubare l’infanzia ai bambini e il mondo non può voltarsi dall’altra parte. Tutti i bambini del mondo hanno bisogno di studiare, crescere e coltivare i propri sogni.
A tutti i bambini devono essere garantiti gli stessi diritti.
Tutti i bambini del mondo hanno bisogno di sentirsi protetti e vivere al sicuro e oggi più che mai lo dobbiamo ai bambini siriani, è necessario restituire loro la dignità e la serenità, restituire loro l’infanzia, la fantasia, le fiabe della buona notte, tutti i sorrisi mancati, i colori della primavera e il calore di una casa e di una famiglia.
Bisogna poter cancellare per sempre quelle ferite invisibili che ormai sono radicate nelle loro piccole anime.

Graziella Tomarchio