Il Campiere dell’Antimafia

Attilio Bolzoni, giornalista e scrittore ha presentato ad Acireale il suo ultimo lavoro :”Il padrino dell’antimafia”, sulla vicende legate ad Antonello Montante ultimo “apostolo” della legalità, passato dall’olimpo di Confindustria al carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.
Una parabola dei nostri giorni, che dopo gli anni bui delle stragi e di tangentopoli aveva riacceso le speranze di cittadini e imprenditori, verso una nuova stagione di riscatto dall’ingerenza mafiosa nelle questioni interne del paese.
Come nella migliore tradizione del rinnovamento politico italiano anche questa storia inizia in Sicilia, in una delle province più arretrate dell’isola in cui il giovane Montante, piccolo industriale metalmeccanico, con oscure frequentazioni con esponenti di spicco della mafia nissena, scala uno dopo l’altro i vertici delle organizzazioni confindustriali siciliane, per approdare in pochi anni nel cerchio magico dell’associazione nazionale di categoria.
Suo compagno di viaggio, non indagato, è Ivan Lo Bello un piccolo produttore di biscotti di Siracusa, che inspiegabilmente arriva a sedere nel Cda del Banco di Sicilia e che di Confindustria Sicilia sarà Presidente, Lo Bello, inventore del codice etico strumento normativo che l’organizzazione adotta ed esibisce per espellere i soggetti collusi con le mafie dall’associazione, ma che non ha mai generato la benché minima censura nei confronti di nessuno degli iscritti, nonostante la retorica propagandata sui media nazionali.
Lo Bello e Montante conquistano la società civile sotto il vessillo dell’antimafia urlata e manifestata nei modi più eclatanti ma con l’ipocrisia che ha sempre caratterizzato i colletti bianchi di cui le mafie si sono circondate negli anni , talvolta a loro insaputa, più spesso con convincente determinazione.
Oggi la Magistratura ha aperto uno squarcio su quello che i media definiscono ” il sistema Montante”, un complicato insieme di relazioni che ingloba tutte le categorie istituzionali che, ciclicamente, affiorano nelle inchieste più importanti dell’Italia del secondo dopoguerra, magistrati, generali, giornalisti, funzionari apicali dello Stato, banchieri, nessuno sembra immune all’influenza del “paladino” dell’antimafia, che con il collaudato strumento del dossieraggio e del ricatto che dallo scandalo della Banca Romana alla P2 di Gelli, crea una rete di poteri forti capace di controllare le Istituzioni regionali, nominando Assessori in ruoli determinanti della Regione e puntando con la complicità connivente di due Ministri dell’Interno alla direzione dell’agenzia Nazionale dei beni confiscato alle mafie, la più grande holding del paese.
Oggi le inchieste della Magistratura ci svelano il vero volto di Montante che dietro il volto pulito dell’imprenditore fatto dal nulla nasconde la cruda realtà del campiere 2.0, perchè proprio come i custodi dei latifondi al servizio dell’aristocrazia corrotta della Sicilia di 50 anni fa, protegge gli interessi occulti di un potere antagonista dello Stato di diritto.

La figura del campiere che si aggirava per le immense proprietà gestite in maniera feudale in groppa ad un cavallo e vestito con la giacca di velluto logora e la coppola infeltrita ad intimidire eserciti di miserabili contadini, soffocando nel sangue qualunque sentimento di riscatto ed emancipazione è mutata in un moderno imprenditore ben vestito ed inserito nei salotti che contano, ma con il medesimo compito di custodire e tutelare interessi trasversali alla politica di ogni schieramento, con la facoltà di nominare consigli di amministrazione di aziende pubbliche, di gestire e pilotare appalti milionari reinterpretando il ruolo a cui le mafie hanno sempre aspirato dall’ottocento in poi, ovvero essere dentro lo Stato e non contro lo Stato.

Superata la follia omicida e stragista dei corleonesi di Riina, la mafia che aveva sempre operato insieme allo Stato fin dalla sua creazione e mai in contrapposizione, torna a svolgere il suo ruolo di società segreta, capace di entrare in simbiosi con la parte sana della pubblica amministrazione al fine di dare e ricevere benefici, siano essi promozioni in ruoli di governance dei funzionari pubblici ambiziosi e corrotti, o di generare consenso per i politici in cerca di un elettorato privo di dignità a cui i nuovi campieri procurano voti ricevendo in cambio la gestione dei patrimoni pubblici in cui operare impunemente.

La mafia non si è inabissata come la retorica post stragista cerca di farci credere, ma continua ad operare nella società liberamente, spostando il fulcro della propria attività dalla predazione dei beni pubblici alla loro gestione diretta, i mafiosi 2.0 non chiedono il pizzo alle imprese sane ma creano essi stessi imprese che operano direttamente sui mercati, forti della loro capacità di condizionamento degli appalti pubblici, della enorme disponibilità di capitali di provenienza illecita e delle relazioni privilegiate che l’appartenenza alle massonerie deviate produce; le energie rinnovabili i grandi affari della gestione dei rifiuti e degli appalti pubblici sono i campi di grano del nuovo millennio in cui campieri in doppio petto si aggirano indisturbati sotto il vessillo sicuro dell’antimafia e della legalità.

Fabio D’Agata