Il grado Zero dell’architettura

IMG_2592Nell’ infinito dibattito culturale che oggi caratterizza il mondo dell’ architettura, si cerca di guardare alla forma che essa trasmette.
Differentemente dal linguaggio e stile, qui la forma assume un significato che va oltre la mera logica funzionale del contenitore e del suo contenuto.
La forma è concepita in tal caso come entità imprescindibile dalla storia e l’ architettura ne assume una connotazione sociale, frutto dell’ impegno e delle scelte etiche che compie il suo autore, l’ architetto.
Ma, la storia che oggi quotidianamente viviamo è caratterizzata da elementi stilisticamente e metricamente complessi, i quali veicolano messaggi aventi “apparenti” nuovi significati.
Tali messaggi diventano presto oggetto di topic e si consumano rapidamente perché trasmessi, narcisisticamente, sulle varie piazze dei social network principali, rischiando così di non aprire un adeguato dibattito sui temi trattati.
Non c’è dunque storia perché fatichiamo a recepire, assimilare ed elaborare qualsiasi messaggio.
Oggi pure il mondo dell’architettura vive di trend che, in quanto temporanei, nascono e si affievoliscono rapidamente; l’ architettura veste abiti di moda fatti per passar di moda, una moda destinata a toccare lo zero.
In tutta questa complessità di fenomeni, attori e fattori, che ruolo gioca l’ architetto? Si trova in mezzo ad un deserto vasto di dati, strumenti e infinite conoscenze,ma nonostante ciò la sua figura è messa in crisi e marginata dalla società contemporanea profondamente imprevedibile ed incapace, non per suo volere, di trovar rimedio al perenne dubbio che la identifica.
L’ architetto può ritrovare il suo ruolo critico politico ed etico e metterlo a disposizione di una società che vive costantemente tensioni politiche e finanziarie logoranti.
Il suo compito, la sfida più grande è cercare di comprendere proprio questa società dell’ imprevedibile. Deve trovare nuovi strumenti d’azione, nuovi paradigmi per fondare una nuova, efficace e soprattutto duratura cultura del progetto.
Per mettere in atto questa rivoluzione, l’architetto deve cercare di collocarsi al centro di una rete di persone, informazioni e tecnologie e sfidare le rigide convenzioni di sistema.
Il nuovo architetto sarà libero da preconcetti, sarà trasversale e multidisciplinare.
Se l’ architetto crederà nelle sue enormi potenzialità, frutto anche di collaborazioni in campi e discipline differenti, potrà formulare un nuovo linguaggio, una nuova architettura, magari più semplice, non fresca ma priva di vitalità.

Cristina Patanè