Il Mare Fuori – Il Piano di Utilizzo del Demanio e La Città

Il piano di utilizzo delle aree demaniali marittime, in seguito denominato P.U.D.M., è il documento di pianificazione che individua le modalità di utilizzo del litorale marino e ne disciplina gli usi sia per finalità pubbliche, sia per iniziative connesse ad attività di tipo privatistico regolamentate mediante rilascio di concessioni demaniali marittime in conformità alle vigenti disposizioni in materia di pubblico demanio .

In pratica il PUDM è il piano regolatore delle spiagge e dei tratti costieri dei comuni, consente quindi ai comuni di scegliere l’orientamento e l’utilizzo delle proprie coste ed ha quindi importanti ricadute economiche sullo sviluppo del territorio, sulla salute pubblica e sulla salvaguardia dell’ambiente.

Sono tenuti a redigere il P.U.D.M., ai sensi dell’art. 4 della legge regionale n. 15/2005, tutti i comuni della Regione siciliana il cui territorio sia prospiciente sul demanio marittimo. Il P.U.D.M redatto da ciascun comune interessato riguarda tutta la fascia prospiciente l’ambito territoriale di competenza che appartiene al pubblico demanio marittimo, il Comune di Acireale, il cui piano regolatore generale ha saltato tre turni,si rinnova ogni cinque anni, è uno dei numerosi comuni siciliani privi di piano di utilizzo del demanio marittimo.

In assenza di piano adottato, le concessioni demaniali si rinnovano in regime di proroga senza che il Comune possa intervenire per regolamentare le proprie coste ed il futuro delle comunità che ci vivono, se una spiaggia deve ospitare un lido piuttosto che un ristorante o un’area di balneazione libera è deciso è programmato dal Pudm e pertanto l’assenza di piano favorisce il mantenimento dello status quo, ovvero non cambia nulla.

Le concessioni demaniali marittime in Italia scontano un grave vulnus di assenza di concorrenza, in quanto da sempre l’assenza di gare e di bandi pubblici aperti a tutti gli operatori, permette il rinnovo automatico delle concessioni storiche generando una sorta di “anarchia conservatrice” che ha riempito le nostre coste di stabilimenti vecchi e talvolta abbandonati e spesso aperti e fruibili per pochi mesi l’anno a fronte di canoni demaniali irrisori, poche migliaia di euro per un lido alla Plaja di Catania o per un ristorante sul mare, importi che un’attività guadagna spesso in poche ore o qualche giorno.

La Commissione Europea ha più volte invitato il nostro paese ad adeguarsi alle direttive europee che prevedono i bandi pubblici, ma la lobby degli stabilimenti balneari, trasversalmente rappresentata in Parlamento, è sempre riuscita a concedere proroghe, l’ultima approvata l’anno scorso, sposta in avanti la liberalizzazione delle concessioni al 2033, emendamento proposto dalla Lega e passato con la legge di Bilancio, che probabilmente genererà una procedura d’infrazione verso l’Italia perché il regime di proroga nasconde in realtà un rinnovo automatico, vietato dalle norme europee.

Torniamo ad Acireale, l’assenza di adozione dei piani di utilizzo ha spinto l’Assessore Regionale Totò Cordaro a commissariare i comuni siciliani privi di strumento urbanistico del demanio marittimo, anche Taormina è finita nell’elenco dei commissariamenti, mentre Acireale è rimasta fuori dal provvedimento in quanto nel 2016 con determina 303 il precedente Sindaco Barbagallo affidava l’incarico di revisione del Pudm

Nel Marzo di quest’anno il commissariamento è stato rinnovato in quanto molti i Comuni che non hanno adottato il PUDM, mentre altri come Taormina sono usciti dalla procedura speciale, per il nostro non sappiamo se il piano sia stato consegnato, se il Consiglio Comunale che dovrà approvarlo ne abbia mai avuto contezza o se conosca i contenuti e le scelte adottate che poi dovrebbe avallare, eppure Acireale è ormai un Comune costiero privo di spiagge, la recente ordinanza relativa al PAI ha infierito sulle poche strutture presenti, cancellando di fatto l’utilizzo di buona parte delle coste comunali.

Le poche spiagge sono occupate da improbabili ristoranti, da lidi semivuoti e da solarium pubblici o privati montati in ritardo e smontati in anticipo, una situazione disastrosa a cui si aggiunge la carenza di trasporto pubblico e di cartellonistica turistica, che rende difficilissimo raggiungere le frazioni marinare, se a questo aggiungiamo la totale assenza di Ztl e di parcheggi pubblici gestiti, abbiamo uno scenario di anarchia totale in cui gli unici a trarne vantaggio sono gli abusivi mentre gli operatori onesti sono lasciati a loro stessi.

Qualcuno in questa Città si è mai occupato di verificare se gli accessi al mare sono garantiti per tutti?

Probabilmente no, basta muoversi sulle nostre coste per constatare che i pochi accessi sopravvissuti alla speculazione edilizia degli anni passati sono, spesso, occlusi abusivamente o acquisiti dalle abitazioni private in maniera impropria, proprio per limitare l’accesso pubblico alle spiagge ed alle scogliere, il tutto con la quasi totale indifferenza delle autorità preposte al controllo.

Qualche Consigliere potrebbe fare un giro sulle nostre coste per rilevare che , oltre alle lampadine, esistono situazioni di totale abuso nella gestione dei passaggi liberi tra le abitazioni.

Sarebbe opportuno che l’Amministrazione coinvolgesse le comunità nella conoscenza e nella redazione dei piani, sperimentando quella progettazione concordata che compare in quasi tutte le campagne elettorali, per svanire il giorno dopo le elezioni

Fabio D’Agata