Il Populismo e la Vivibilità in Una Città Bloccata

Domenica una parte dei  cittadini con una visione di città  fondata sui valori della tutela dell’ambiente e della vivibilità, hanno deciso d’incontrarsi fisicamente per sostenere un’idea possibile di sviluppo urbano del centro di  Acireale.

Non lo abbiamo fatto solo perché amiamo la città e vorremmo non vederla sfiorire nell’incuria di un modello di sviluppo seppur velleitariamente maggioritario di sicuro anacronistico, lo facciamo anche perché abbiamo investito in questa città, chi nel commercio, chi nel turismo chi nella famiglia e sappiamo con assoluta certezza che un modello di centro storico a traffico aperto è perdente e garantisce nel breve periodo, qualche categoria di commercianti, ma nel lungo periodo è destinato a risultare deficitario.

Ad Acireale tutto è politico, o lo diventa.

Qualunque iniziativa di carattere pubblico deve essere lottizzata secondo logiche post clientelari, assegnando a qualcuno la paternità delle idee e delle azioni, in una spirale di deresponsabilizzazione soggettiva che porta gli acesi a vedere sempre un riferimento dietro ogni espressione del pensiero.

Secoli di asservimento incondizionato all’aristocrazia clericale e nobiliare hanno plagiato una società volta prevalentemente all’obbedienza, in cui lo spazio di movimento dei più intraprendenti serve solo a passare da uno schieramento all’altro, da un promotore a quello successivo, ma con la consapevolezza che non possa esistere uno spazio privo di portatori d’interessi collegati ad un riferimento politico o religioso.

E’ una  cultura contadina che non riesce a diventare borghese, preferendo l’ala protettrice di un leader carismatico che dopo la decadenza di una nobiltà appannata e la presenza pervasiva della Chiesa, vero ed unico riferimento per una società senza idee,  si raccoglie attorno alla persona piuttosto che all’idea che la rappresenta.

Lo spazio libero si assottiglia e diventa elitario, in una accezione deteriore prossima alla marginalità o addirittura all’emarginazione.

 Anche una manifestazione di cittadinanza attiva diventa strumento di contrapposizione politica come se l’essere politico fosse necessariamente un modo per  marchiare d’infamia una libera espressione di partecipazione ed interessamento

Lodevole la partecipazione della maggioranza politica, che memore della propria origine movimentista si è dimostrata disponibile all’ascolto, ma sorda nelle scelte adottate nascondendo dietro l’alibi di tecnicismi procedurali un totale asservimento all’idolo del consenso popolare.

Una presunta maggioranza trasversale di cittadini desidera vivere in una città frustrata da un’idea di mobilità coeva del muro di Berlino ed assecondare questo flusso reazionario viene spacciato per spirito democratico, vanificando qualunque stimolo al cambiamento.

Un tempo assecondare le istanze delle masse veniva etichettato come populismo, ma un indirizzo politico che si limita ad accontentare una maggioranza, senza introdurre alcun miglioramento nelle abitudini civiche, senza adottare le innovazioni ed i cambiamenti finalizzati alla vivibilità,  senza emulare le best practice che fanno la fortuna di realtà urbane analoghe alla nostra, vira il populismo in pura demagogia e con la demagogia non si governa il futuro ma si reitera un passato senza sbocco.

Non si tratta di piani in itinere o di tecnologie che mancano, la piazza è stata riaperta per avere i voti di questa categoria di elettori, rispettabilissima, occorre essere contrari alla Ztl tout count, oppure proporla con la formula “Appoi”.

Vogliamo la Ztl ma prima occorre la fine del conflitto Arabo-Palestinese, l’alta velocità a Pozzillo e la metropolitana dal Carmine a Belvedere.

A questo punto, per vincere le elezioni nascondendosi dietro il consenso di un populismo spacciato per Democrazia si può offrire ben altro di una semplice piazza aperta.

Lo hanno già fatto?….ah ok si vede che non è il mio campo!

Fabio D’Agata