Il sindaco, la burocrazia e… Bassanini

ACIREALE – La legge Bassanini venne varata il 15 marzo 1997 e si proponeva, tra l’altro, “la semplificazione delle procedure amministrative e dei vincoli burocratici alle attività private”. Poi il 15 maggio 1997 arrivò la “Bassanii bis” che puntava sulla “semplificazione amministrativa con l’obiettivo di ridisegnare l’organizzazione e il funzionamento dell’amministrazione pubblica con particolare riferimento a quella locale”. Il 16 giugno 1998 giunge la “Bassanini ter” che contiene le “norme in materia di formazione del personale dipendente e di lavoro a distanza nelle pubbliche amministrazioni. Nel testo sono contenute anche disposizioni in materia di edilizia scolastica”. L’8 marzo 1999 venne varata la “Bassanini quater” che riguarda l’organizzazione: “riforma organica della Presidenza del Consiglio, della struttura del Consiglio dei Ministri e dell’ordinamento dei ministeri”.

Questa la sintesi estrema delle varie “Bassanini” e come da queste leggi si è dovuto modificare il rapporto tra burocrazia e politica, un tentativo di tracciare una linea di confine tra le competenze e le responsabilità degli uni (burocrati) e degli altri (politici amministratori). Le interferenze della politica ai burocrati non sono consentiti ma rimane, assolutamente centrale, la questione dell’indirizzo politico che gli amministratori eletti consegnano nelle mani dell’apparato burocratico al fine di tracciare un percorso politico da perseguire. In questo senso il primo cittadino e la giunta hanno il dovere di segnare i percorsi e di indicare ai burocratici su quale schema muoversi; ovviamente nel rispetto delle norme e dei ruoli. Tutto ciò regola i rapporti ma, come tutti i cambiamenti, si può incorrere in errori.

Ovviamente una burocrazia lenta e farraginosa rallenta il percorso politico, così come gli uffici con deficit di personale preparato e così come le difficoltà relative alle risorse da impiegare. D’altra parte una giunta amministrativa che non sta attenta all’efficienza dell’apparato burocratico e al potenziale delle performance rimane impantanata tra gli uffici e le scartoffie.

Alì, non ancora sindaco, esprimeva una sua valutazione in riferimento alla macchina burocratica del Palazzo. Il 14 aprile 2018 l’ing. Stefano Alì scriveva:  “la burocrazia lavora bene se ben guidata dalla dirigenza politica, con obiettivi precisi da raggiungere e con un valido sistema di controllo di gestione che distingua e premi chi si impegna. Diventa complessa e pesante se, invece, da parte dalla politica non vi sono indirizzi chiari, obiettivi condivisi, percorsi concordati”.  Condivisibile, anzi esatto. La burocrazia lavora bene se ben guidata dalla politica, invece diventa un fardello se da parte della politica amministrativa non vi sono “indirizzi chiari…”. E’ così.

Oggi (16 giugno 2019) Stefano Alì è sindaco della città da quasi un anno e ritorna sull’argomento affermando “la mia azione e quella della giunta non può e non deve sostituirsi a quella degli uffici, deve dare atti di indirizzo. Posso e devo verificare eventuali carenze nel funzionamento degli uffici proponendo interventi strutturali, posso e devo segnalare alla magistratura eventuali anomalie di cui venga a conoscenza nella gestione delle pratiche, ma non posso intervenire nel ruolo gestionale che dopo la Bassanini è di assoluta competenza degli uffici e dei dirigenti. Per eventuali provvedimenti che si ritengono illegittimi ci sono tribunali, TAR e CGA.” Corretto anche questo.

Adesso ci chiediamo quanto indirizzo politico, in questo complicato anno di amministrazione Alì, è stato consegnato ai burocrati? Ovvero se la città non ha visto il minimo cambiamento, se siamo tornati indietro in termini di vivibilità e mobilità che indirizzo è stato dato alla burocrazia? Se non riusciamo a comprendere il valore della vivibilità, della mobilità, del sostegno incondizionato a chi vive in situazioni di svantaggio e di disabilità, allora in quale direzione politica si è mossa l’amministrazione? E’ una direzione politica continuare a non rimuovere l’amianto da Pozzillo? E’ una direzione politica non aver richiesto la presenza costante dei VVUU a piazza Duomo?  E’ una direzione politica l’aumento degli emolumenti per sindaco, assessori, consiglieri e presidente del consiglio comunale?  E’ una direzione politica quella per cui ancora non si hanno notizie sui conti della principale manifestazione acese?

Possibilmente si, forse sono queste le direzioni politiche e forse il consuntivo di un anno di amministrazione Alì è quello di aver perso di vista il concetto politico di incidere sulla vita della comunità.

(mAd)