Il Teatro Massimo “Vincenzo Bellini”non deve chiudere!

Ho appreso con raccapriccio che il glorioso Teatro Massimo Bellini di Catania rischia di chiudere definitivamente. Se dovesse effettivamente accadere sarebbe l’ulteriore conferma che la cultura in generale e la musica in particolare non contano assolutamente niente in questo Paese. Ricordo sempre con grande emozione tutti i concerti che ho tenuto in questo meraviglioso Teatro dall’acustica straordinaria. (Salvatore Accardo, uno dei maggiori talenti violinistici al mondo)

Sono anni che chi frequenta il Bellini, o ne conosce qualche dipendente, sente parlare di crisi e rischio chiusura, di debiti, di cattive gestioni e di costi che la regione non è più in grado di sostenere. Ogni anno si è sempre corso il rischio di non veder partire la stagione lirica o di vederla interrompere prima della fine e ogni anno, puntualmente e per fortuna, ci si è tranquillizzati per lo scampato pericolo. Tuttavia, adesso, questo scampato incubo rischia di diventare tragica realtà, ovvero da quando la regione ha deciso di tagliare le risorse necessarie. Tutto ciò porterebbe alla perdita di posti di lavoro, oltre che alla chiusura di uno dei teatri più belli ed eleganti al mondo (Beniamino Gigli scriveva, nelle sue memorie, che il Bellini avesse la più bella sala di teatro al mondo), che dispone di un’orchestra di 80 elementi e di un coro di 57 elementi, nonché universalmente considerato il migliore per acustica.

Per capire come si è potuti arrivare all’attuale situazione, bisogna fare un passo indietro quando il Bellini non divenne Ente Lirico Nazionale, non potendo la Sicilia avere due enti lirici, essendolo quello palermitano. Se ciò fosse avvenuto, il Bellini sarebbe stato incluso tra le fondazioni nazionali e da lì ottenere i fondi dallo stato. Esso è stato finanziato per l’85 % dalla Regione Siciliana e per la restante parte dal Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo), ma si sa, le politiche regionali sprecone del passato fatte di cattive gestioni, di assunzioni di personale per un numero maggiore di quello necessario, ha portato, con il tempo, ad una spending review e ad una politica fatta di tagli che hanno riguardato tutti i settori (dalla cultura, alla sanità, all’istruzione). Ovviamente decurtazione di fondi anche per il Bellini, che è un Ente regionale.

Articolo pubblicato su “Mondo artistico” del 16 giugno 1890

Il teatro Massimo venne progettato nel 1870, con l’affidamento dei lavori all’architetto Andrea Scala e la collaborazione dell’architetto milanese Carlo Sada, con chiare ispirazioni al lavoro dell’architetto francese Charles Garnier, che progettò l’Opera di Parigi. Anche allora, varie vicissitudini portarono la società che finanziava i lavori in liquidazione e al successivo affidamento, da parte del comune di Catania, al solo architetto Sada, che terminava i lavori in soli 7 anni. Per la sua inaugurazione, tuttavia, bisogna attendere il 31 maggio 1890 con la messa in scena, neanche a dirlo, della Norma del “cigno”catanese Vincenzo Bellini. Da quella data ai nostri giorni, il Bellini ha ospitato artisti del calibro di Maria Callas, la catalana Montserrat Caballé, Giuseppe Sinopoli, Riccardo Muti, Renata Scotto, Luciano Pavarotti, Giuseppe Di Stefano, solo per citarne alcuni tra quelli che hanno dato lustro alla cittadina etnea.

Il soffitto, affrescato dal pittore Ernesto Bellandi, rappresenta l’apoteosi del Bellini al centro, mentre a fianco si trovano le allegorie delle sue maggiori opere: la Norma, La Sonnambula, I Puritani e Il Pirata.

A questo punto è lecito chiedersi quale possa essere il senso per cui una città come Catania -la città che ha dato i natali a Vincenzo Bellini, uno dei massimi compositori al mondo- debba perdere il suo prestigioso teatro. Già risulta assurdo considerare che mentre a Pesaro si celebra annualmente ad agosto il “Rossini Opera Festival”, a Parma e Busseto si celebra ogni anno il “Festival Verdi”, a Bergamo, nel mese di Novembre, ricordano il concittadino Donizetti, qui a Catania non risulta alcun festival annuale dedicato al prestigioso concittadino. Cosa ce ne facciamo dell’intitolazione di un aeroporto, se non siamo in grado di celebrare “degnamente” un grande compositore del calibro di Vincenzo Bellini?

Eppure le mobilitazioni in queste ultime settimane non sono mancate. Dai botta e risposta tra l’ex sindaco Enzo Bianco e l’attuale sindaco Salvo Pogliese, a vere e proprie manifestazioni e appelli di vari artisti catanesi sui social ( https://www.pinxa.it/2019/10/15/teatro-bellini-di-catania-gli-appelli-degli-attori-leo-gullotta-e-guia-jelo-video/), ad artisti nazionali ed internazionali che si appellano non solo al governo regionale, ma anche a quello nazionale, richiamando l’articolo 9 della nostra Costituzione.

Intanto il governatore siciliano Nello Musumeci e l’assessore regionale al turismo, sport e spettacolo Messina, fanno sapere che hanno già individuato le risorse necessarie da stanziare, appena il bilancio regionale sarà approvato.

Sarà vero? C’è lo auguriamo tutti di cuore, perché, come ci ricorda il direttore d’orchestra Claudio Abbado : “La cultura è un bene primario come l’acqua: i teatri, le biblioteche e i cinema sono come tanti acquedotti.”

(Valeria Musmeci)