Il TSO e la società digitale

La società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’ essere. (Franco Basaglia)

La frase di Basaglia ci torna utile per ricordare il grande medico che è stato promotore negli anni ’70 di una legge, la n.180, che avrebbe stravolto l’ordinamento degli ospedali psichiatrici e la cui portata innovativa fu tale che ancora oggi quando si parla di Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) si fa riferimento alla c.d. legge Basaglia.

Ieri ad Acireale un giovane è stato sottoposto a TSO ed ampia eco ne è scaturita in città, informata anche sugli strani e pericolosi comportamenti che la persona avrebbe mantenuto di recente. Abbiamo visto dove abita, quali mezzi si sono resi necessari per eseguire il trattamento ed abbiamo commentato quanto accaduto.

Quando parliamo di Trattamento Sanitario Obbligatorio facciamo riferimento ad interventi sanitari che vengono messi in atto in caso di motivata necessità ed urgenza, e qualora sussista il rifiuto al trattamento da parte della persona che deve ricevere assistenza. Il TSO è disposto con provvedimento del Sindaco, in qualità di massima autorità sanitaria del Comune, dietro proposta motivata di medici specialisti (di cui almeno uno dell’ASP).

Insomma parliamo di un intervento molto invasivo ma necessario, dietro al quale c’è il disagio della persona interessata ed il dolore dei familiari. Ed è difficile trovare il giusto equilibrio tra la necessità di fornire informazioni su un fatto di per sé molto evidente e che richiede spesso l’impiego della forza e la giusta riservatezza da mantenere sulla vita e sull’intimità delle persone.

Forse il giusto equilibrio lo troviamo solo se riusciremo a focalizzare la nostra attenzione piuttosto che sul singolo caso di cronaca, sul ruolo giocato dalla prevenzione, dall’educazione sanitaria e dai servizi territoriali che qui possono fare davvero la differenza. E sulle opportunità di inclusione che saremo in grado di offrire.

“Dopo il mal di schiena…. la sofferenza psichica si colloca in buona posizione tra le maggiori sofferenze contemporanee” (M. Benasayag, Oltre le passioni tristi). E senza una necessaria e reale integrazione tra sociale e sanitario capace di amalgamare professionalità e risorse economiche diverse, difficilmente favoriremo l’efficacia di interventi a garanzia dell’unicità della persona, che rischia sempre di continuare a rimanere un individuo.

(Nello Pomona)