Il vescovo Raspanti, invita ad una convention per la città “anche con toni forti”.

Nella pagina internet della Diocesi di Acireale il direttore don Arturo Grasso riporta alcuni passaggi delle parole del vescovo Raspanti in occasione della festa di S. Venera. Prendendo spunto dalla crisi generata dalla pandemia, tra le altre cose, il vescono Raspanti ha affermato: Organizziamo una convention, riuniamoci e dialoghiamo, anche con toni forti, su quale Futuro per la nostra Città. Siamo cittadini responsabili e guardiamo con fiducia ai valori dell’onestà e di integrità morale, basati sulla correttezza e generosità”.

Passaggio importante perchè viene dall’autorità religiosa acese ma che non può che lasciarci degli interrogativi. Il vescovo chiede di organizzare una convention ponendosi e invitando alla riflessione sul tema “quale futuro per la nostra città”. E’ certamente un argomento ricco di possibilità dialettiche e che sicuramente si potrebbe arricchire di proposte concrete ma è anche una richiesta che avrebbe dovuto trovare risposta nel corposo programma elettorale che ha proposto il sindaco Alì alla città durante la campagna elettorale. Un programma certamente sottoscrivibile, impegnativo e che si prometteva di dare risposte a quei cittadini che in Alì hanno visto la possibilità concreta del cambiamento. Sono trascorsi due anni dall’insediamento del sindaco Alì a Palazzo di città ed ecco che arriva potente e, in qualche modo, deflagrante la proposta del vescovo di Acireale. Dopo due anni di amministrazione pentastellata, infatti, siamo ancora qui a chiederci “quale futuro per la città”.

I cittadini acesi, per una larga parte, si trovano ad affrontare una crisi senza precedenti, una depressione economica che possiamo riscontrarla nelle tante attività che non sanno come sbarcare il lunario, una città, la nostra, che se vogliamo paragonarla con le tante altre città della Sicilia si trova a scontare pesanti ritardi di programmazione e difficoltà eterne nel darsi una visione e una prospettiva per il futuro.Dice bene il vescovo Raspanti quando chiede l’incontro di tanti per darsi un’idea di futuro, dice bene ma, allo stesso tempo, segna e descrive il fallimento di una città che non ha mai voluto essere efficacemente critica né nel passato né nel presente.

“Prendere sulle spalle il bambino, in questo caso la nostra città, per accompagnarlo e farlo crescere”, questa metafora utilizzata dal vescovo Raspanti è davvero dirompente. L’impegno di tutti finalizzato per la crescita fertile e felice delle nuove generazioni, tutto ciò mentre le associazioni di volontariato e i tanti cittadini sensibili si trovano a lottare per il presente e non trovano modalità semplici per recuperare il terreno perduto e per dare un segnale di speranza per il futuro.

Cosa dire dell’invito del vescovo Raspanti? Buono l’intento, devastante pensare che ancora oggi per la nostra città non si è riuscito a trovare la formula per la crescita e per la progettualità microeconomica. Una città difficile la nostra, un luogo che dovrebbe, una volta per tutte, avere il coraggio di compiere scelte in linea con il rispetto dell’ambiente, in linea con le più avanzate modalità di pensare la città, in condivisione con le linee generali che indicano i criteri per vivere in una città vivibile ed economicamente dinamica.Il vescovo Raspanti con il suo invito certifica il fallimento, percepisce la desolazione del territorio e prova a spingere tutti a dare una mano per pensare un futuro migliore.

(mAd) – ph. diocesiacireale.it