In fin dei conti è sempre la stessa stagione.

ACIREALE – Il problema potrebbero porselo solo quelli che hanno creduto al cambiamento, a loro va tutta la mia solidarietà insieme ad un caloroso abbraccio. Sicuramente chi ha creduto alla svolta non sapeva che non si vincono elezioni amministrative nella nostra città senza che vi sia una confluenza importante di consensi governati, per così dire, dai grandi elettori. Ci sarebbe da chiedersi chi sono i grandi elettori e perché possiamo definirli tali ma questa è una storia complessa da raccontare ed allora vediamo di capire perché le stagioni non si alternano mai nella nostra ridente cittadina.

Se avessimo avuto stagioni di sviluppo oggi non saremmo qui a chiedere vivibilità urbana. Non avremmo più visto foto di discariche, niente libero transito veicolare al centro storico, avremmo potuto ammirare la pulizia e il decoro nella bellissime frazioni a mare, possibilmente sarebbe sorto il cable park ed avrebbe creato sviluppo, economia e turismo. Se le stagioni si alternavano nel nostro paesello non ci sarebbero state le terme chiuse, la villa Belvedere non curata, S. Caterina sarebbe stata splendida e pulita e sempre affollata di visitatori incantanti da tanta bellezza. Avremmo anche potuto godere di un parco cittadino suburbano alla Gazzena, di una pista ciclabile pubblica e fruibile nel vecchio tracciato della ferrovia denominata Aci Greenway e forse ci saremmo anche resi conto che in fin dei conti la possibile fermata della ferrovia ai Cappuccini sarebbe stata solamente un altro tassello all’interno di una città bella e vivibile. Avremmo avuto giardini ricchi di limoni da esportare per muovere l’economia e produrre reddito. Ma non è andata così e non cambierà così presto.

Chi ha creduto al cambiamento certo non poteva immaginare un continuo show di pseudo notabili e clero, avrebbe magari voluto un sindaco che si occupava delle emergenze cittadine e che avrebbe messo finalmente ordine nelle faccende del quotidiano che sono, di fatto, problemi atavici ed irrisolti. Possibilmente avremmo visto decoro in ogni strada invece di marciapiedi luridi e pali divelti, sarebbe stato opportuno regolamentare le vendite ambulanti, non avremmo visto parcheggiatori abusivi e ci sarebbero stati un paio di grandi parcheggi pubblici e bus navetta ecologici. Avremmo avuto meno asfalto imbrattato dal logo “30” e più serena convivenza, sarebbe dovuto essere tutto al suo posto come si fa nelle città che vogliono mostrare rispetto e pulizia. Ma non c’è mai stata una stagione di cambiamento e non sarà certo questa amministrazione, balbettante e ondivaga, a cambiare i modi.

Oggi ci accorgiamo che ogni vocazione è svanita inghiottita da una politica miope, la città si è sviluppata senza alcuna attenzione urbanistica, sopravvive un centro storico che si allontana sempre di più dal centro per mostrare i segni della “periferizzazione” e del degrado. Certamente la gente esce la sera in questa calda estate così come in ogni città e paese ma non si vede all’orizzonte alcuna propensione allo sviluppo e trovo davvero penoso pensare e rendermi conto che da città termale, culturale e dei convegni siamo diventati il paese dei panini con il wurstel e maionese.

In fin dei conti non mi turba essere conscio che non sarà questa dirigenza politica che scriverà una pagina di storia all’insegna della rinascita. Lo so, lo sappiamo ed ogni altra posizione è frutto di lugubre appartenenza a qualche tribù politica tutta paesana e senza alcuna cultura.

(mAd)