Inattualità degli IACP

Gli Istituti autonomi per le case popolari (IACP) hanno esaurito da più di trentacinque anni la loro funzione, relativamente utile in epoche in cui bisognava reperire migliaia di vani per sistemare i ceti operai e neoinurbati e lo Stato deteneva con volontà pianificatrice gli strumenti finanziari per farlo.

Nel ’85 invitammo Leonardo Benevolo a Acireale per parlare di piani particolareggiati (ci illudemmo di essere la generazione che avrebbe rotto col passato e inaugurato un nuovo modo, l’unico, di fare urbanistica) e ci confortò la piega innovativa che stava prendendo lo IACP di alcune grosse città (Bologna, Brescia) che destinavano una interessante quota dei loro interventi al recupero dei centri storici. Poi, il silenzio.

Un silenzio che dura da trent’anni, con gli IACP che conducono, socraticamente, senza innervosirsi, schermaglie legali per stabilire gli ambiti di esercizio, coi comuni che si attardano a riempire aree disponibili con quartieri rispondenti alla vecchia logica dell’incasamento, pur segretamente coscienti che non ci sono più ceti operai da incasare.

Risultato? Gli alloggi vengono tenuti in stand-by per anni e decadono per incuria, effrazioni e vandalizzazione, e la presenza di questa edilizia impoverisce i valori fondiari ancora disponibili.

Alla fine i comuni con programmi IACP vedono magari un incremento di popolazione, ma si tratta prevalentemente di gruppi fluttuanti, senza figure direttamente spendibili in positivo nell’economia del circondario (ma quale economia?!)

Un governo serio dovrebbe occuparsi di questo aspetto giunto allo stato-limite. Parlamentari seri dovrebbero sollevare in sede nazionale e regionale la questione e produrre disegni di legge. Non c’è più bisogno di case popolari.

La solidarietà sociale relativa alle abitazioni non va più condotta con sistemi pianificati, bensì con interventi a breve termine interni al mercato e con l’attiva compartecipazione dei soggetti individuati. E gli IACP? Potrebbero utilmente essere trasformati in Istituti di recupero dei centri storici. L’occasione sarebbe propizia per assumere una nuova generazione di tecnici e dare il via a un rinnovato interesse per la nostra irripetibile forma storica urbana.

(Ivan Catrogiovanni) – Ph. “Case popolari abbandonate e vandalizzate a Giarre”.