IPAB OASI CRISTO RE, anni ad aspettare una soluzione che non arriva mai

ACIREALE – Anni ad aspettare lo stipendio, anni di proteste, di lavoratori arrampicati sul tetto, di promesse, di cronoprogramma, di fallimenti della politica tutta: da quella regionale a quella dei vari Comuni coinvolti nella vicenda. Anni senza stipendio, anni ad ascoltare i lamenti di chi non può più andare avanti, che stringe la cinghia, che non crede più a nulla.

Anni ad aspettare una soluzione, anni di passerelle dei politici, anni di inutili discussioni, di movimenti e scatti d’orgoglio naufragati tra gli scogli del silenzio di una politica incapace di dare risposte.

Anni difficili, anni con ospiti e con minori stranieri, anni dove abbiamo dovuto assistere al trasferimento degli ultimi anziani rimasti. Anni di parole, anni di inutile protagonismo, di propaganda, di insulto alla dignità, di vilipendio ai lavoratori. Anni di fallimento, anni di ignobile teatro sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie.

Anni pieni di parole, di lacrime, di sentimento e di rabbia. Anni in cui la dignità è rimasta solo a chi ha saputo continuare a timbrare il cartellino sapendo che non avrebbe ricevuto nulla in cambio. Anni di vergogna per chi non ha vergogna, anni di silenzio, di monotona dimensione della tristezza. Anni in cui i lavoratori si sono dannati l’anima per cercare di capire come andare avanti, come mettere alle corde la politica che li ha maltrattati, insultati, calpestato la loro dignità.

Questa volta scriviamo dell’Ipab Oasi Cristo Re, senza riportare le parole di questo o quel politico, senza ricordare le promesse non mantenute, senza alcuna altra dimensione interiore se non quella di sentire, in tutto il suo fragore, lo squallore di una classe dirigente che non sa e non vuole prendersi cura e risolvere la questione delle Ipab siciliane.

Anni senza stipendio, anni di dignità per i lavoratori, anni di vergogna e di squallore per chi doveva risolvere la questione ma continua a far passare il tempo senza pensare che ogni giorno è un giorno difficile per chi, con famiglia, deve mettere in tavola qualcosa per mangiare e per andare avanti.

(mAd)