La Caduta degli Arcangeli – La Diocesi parte civile nel processo 12 Apostoli

Prima udienza per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato nel procedimento a carico del santone Capuana e di altri 3  indagati per i fatti che l’anno scorso, gettarono la comunità di Lavina alla ribalta delle cronache nazionali,  per  presunti abusi sessuali ed altri reati in danno di giovani praticanti della associazione religiosa .

Nel processo scaturito dalle rivelazioni delle giovani vittime  e che si svolgerà a porte chiuse per la delicatezza degli argomenti trattati, sono coinvolti numerosi soggetti, tra cui, l’ex assessore Domenico Rotella ed il sacerdote Orazio Caputo per i quali è in corso l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio,  mentre  ha avuto accesso al rito abbreviato uno dei tre indagati per favoreggiamento l’ex presidente dell’associazione cattolica cultura ed ambiente .

La Comunità di Lavina in questi mesi ha ripreso le proprie attività spirituali non senza suscitare la reazione ferma della Diocesi di Acireale,  che a nome del Vescovo Raspanti nel novembre dello scorso anno con un proprio comunicato scriveva :

 «In attesa che gli organi preposti giungano alla piena chiarificazione dei fatti denunciati, dispongo che enti, istituzioni e organizzazioni della chiesa cattolica si astengano o interrompano attività di collaborazione con la comunità»

Un contrasto , quello tra la Diocesi e la comunità Acca  sostenuto anche da una petizione pubblica LINK : https://petizionepubblica.it/pview.aspx?pi=IT83169       finalizzata alla costituzione di parte civile della Diocesi nel procedimento a carico dei 12 Apostoli, costituzione confermata oggi in udienza e per la cui ammissione il Giudice ha rinviato  al 14 Ottobre prossimo 

Il  Vescovo Raspanti  con un comunicato della Diocesi :

Il 13 maggio nel Tribunale di Catania si è aperto il procedimento a carico di persone che hanno fatto parte della cosiddetta “comunità di Lavina”. Distinguendo queste persone dagli altri componenti dell’associazione ACCA e da quanti hanno partecipato alle sue attività sociali e religiose, è noto che esse vi hanno svolto un ruolo chiave, proponendo la “comunità” con le sue attività presso le autorità della Diocesi, presso il popolo cristiano e presso l’intera società come entità e opera di apostolato cattolico. Se le accuse saranno provate, sarà evidente che tali persone hanno arrecato un grave danno ai cattolici e alla Diocesi, per lo scandalo conseguente. Al fine di tutelare il bene della fede dei cattolici, che la Diocesi rappresenta e custodisce, quest’ultima ha chiesto al giudice di costituirsi parte civile nel suddetto processo, partecipando in tal modo attivamente a meglio far emergere la verità.”

Risponde via social la comunità Acca che con una nota si mostra garantista e fa quadrato attorno agli imputati :

C’è inoltre da dire che se nella legge mondana c’è la presunzione d’innocenza, figurarsi in quella Divina dove il perdono è alla base di tutto. Così non è stato: prima la “quarantena”, poi l’isolamento, infine la tacita condanna preventiva. Evidentemente si è voluto ascoltare un solo grido di dolore senza udire altre, identiche grida che giungevano da un’altra parte. E’ giusto questo atteggiamento di chi vive la Chiesa del Duemila, guidata da un Papa che ha scelto di chiamarsi Francesco? 
Noi riponiamo grande fiducia nella Magistratura, in cuor nostro sappiamo quanto le accuse siano infondate, poiché esse appartengono alla categoria dell’impossibile, e siamo certi che alla fine la verità trionferà.”

Una vicenda complessa che parte dal 1973 con la fondazione della comunità da parte di padre Cavalli e che per quant’anni ha visto spesso contrapposta la Diocesi di Acireale e la potente comunità di Lavina, densa di scambi epistolari che chiedevano l’intervento della Santa Sede per dirimere contrasti poi sopiti con la sostituzione del Vescovo Bacile.

Oggi quei contrasti che hanno accompagnato la storia di Acireale e della provincia etnea, riaffiorano nuovamente ma non più sotto forma epistolare ma con un procedimento giudiziario in cui la Diocesi, probabilmente , sarà parte civile,  speriamo che questa volta il Vaticano stia dalla parte del suo Vescovo.